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Ebola: Oms valuta farmaci, cure finora solo a occidentali

È lecito utilizzare dei farmaci ancora non testati sull'uomo sui pazienti in una situazione di emergenza come quella legata a Ebola? La domanda fino a questo momento sembra avere risposte diverse a seconda del paziente, con gli occidentali, i due missionari statunitensi e quello spagnolo, che hanno ricevuto il siero 'miracoloso' ZMapp, mentre gli africani si sono sentiti rispondere che per il momento 'é prematuro' un uso su larga scala. A dirimere la questione potrebbe essere il panel dell'Oms riunito in queste ore proprio per affrontare la questione, mentre nei paesi colpiti le misure 'convenzionali' non sembrano per il momento fermare l'epidemia.

Alla riunione, che dovrebbe dare un responso già domani, partecipano esperti di bioetica, scienziati e rappresentanti della società civile africana, oltre ad un dirigente di Medici Senza Frontiere.

Proprio l'Ong oggi si è detta pronta a distribuire nei propri ospedali nelle zone colpite eventuali trattamenti autorizzati. "MSF è pronta a fare in modo che i suoi pazienti possano beneficiare di uno di questi farmaci - afferma Armand Sprecher, medico specializzato in febbri emorragiche - e spera, affinché questo accada, che tutti gli ostacoli possano essere rimossi".

Attualmente diversi trattamenti sperimentali hanno dato ottimi risultati sugli animali, ma nessuno ha avuto i regolari test sull'uomo, che però richiederebbero anni senza una procedura 'accelerata'.

Nei giorni scorsi diversi ricercatori internazionali hanno chiesto di dare ZMapp e le altre terapie almeno agli operatori sanitari in Africa, e gli stessi governi di Liberia e Nigeria si sono associati.

L'azienda produttrice del siero e lo stesso presidente Barack Obama hanno però affermato che la terapia è disponibile in dosi molto ridotte, e che è prematuro' utilizzarla su scala più ampia. Un vaccino messo a punto dall'azienda britannica Gsk entrerà comunque nella fase uno della sperimentazione entro fine anno, probabilmente già a settembre, in collaborazione con il Niaid americano.

Se in occidente non ci sono ancora casi la situazione in Africa peggiora di giorno in giorno. Uno dei paesi più colpiti è la Liberia, dove è stata messa in quarantena la terza provincia e cento persone sono state bloccate al confine con la Costa D'Avorio, che ha anche bloccato tutti i voli per i paesi colpiti, mentre in Nigeria il numero dei casi stimati dal ministero della Salute è salito a dieci

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