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Ecco gli indovinelli millenari

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 febbraio 2012 - 13:58
(Keystone-ATS)

Nei laboratori universitari dove studiosi di lingue scomparse si macerano nel decifrare frammenti di documenti millenari, è piuttosto raro che risuonino risolini. Ma questo è esattamente ciò accaduto a due ricercatori - il professor Natan Wasserman, dell'Università ebraica di Gerusalemme, e il professor Michael Stark, di un istituto di ricerca tedesco - quando sono riusciti a mettere a fuoco un testo in idioma accadico, tracciato con lettere cuneiformi su una tavoletta babilonese di creta antica di 3.800 anni, scoperta 30 anni fa in Iraq.

Si trattava - hanno scoperto con meraviglia - di sette arguti indovinelli, rimasti freschi nel tempo.

"Li tracciò un giovane babilonese, dotato di notevole istruzione", ha detto il professor Wasserman al quotidiano Yediot Ahronot. "La Babilonia dell'epoca di Hammurabi, con i suoi matematici, con gli astronomi e con i testi scritti, equivaleva alla New York di oggi - ha aggiunto -. Vi era una cultura molto elevata".

Le domande lasciano un certo spazio all'interpretazione. A cosa assomigliano un pesce in una vasca - chiedeva il saggio babilonese quattro millenni fa - e un esercito parato davanti al Re? "Facile: - era la risposta - a un arco spezzato". Così come da un arco infranto non si possono scagliare frecce - spiega ora il professor Wasserman ai suoi contemporanei - allo stesso modo un pesce lasciato a nuotare in una vasca non sfama chi ne ha bisogno immediato e un esercito semplicemente schierato in parata, per una cerimonia, può non essere in grado di difendere davvero il suo sovrano.

"Cosa è alto come una torre, eppure non fa ombra?" insisteva l'uomo dei quiz babilonesi. La risposta tracciata nella tavoletta di creta ha lasciato al principio interdetti i ricercatori: "Un raggio di sole". Perchè, spiega a posteriori il professor Wasserman, quando un raggio si apre un varco fra le nuvole, si staglia in cielo proprio come una torre luminosa.

Immerso nel suo mondo, lo studioso di lingua accadica prova un senso di vicinanza verso i suoi arcani interlocutori ogni volta che torna a esaminare quel testo antico. "Se adesso, qui a Gerusalemme, atterrassero dalla notte dei tempi antichi babilonesi - ha confidato al giornale - penso che diventeremmo subito amici".

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