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I Paesi del G7 si presenteranno a Parigi, alla XXI Conferenza sul clima, compatti portando il loro impegno a contenere l'aumento della temperatura del pianeta entro i 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali.

Ciò con una riduzione dei gas serra che passi per un sempre più limitato uso dei combustibili fossili, carbone e petrolio.

Un segnale importante per affrontare il cambiamento climatico e per presentarsi uniti a Parigi quando, nelle prime due settimane di dicembre, intorno al tavolo si riuniranno 190 nazioni nel tentativo di arrivare, dopo oltre 20 anni, ad un accordo vincolante sul clima. Ad Elmau i G7 hanno raggiunto un'intesa, non scontata fino alla vigilia, per un impegno ad una riduzione dal 40% al 70% entro il 2050 delle emissioni rispetto a quelle del 2010.

Il G7 conferma anche l'impegno finanziario: i leader hanno ribadito ogni sforzo per "mobilizzare il fondo da 100 miliardi" l'anno a partire dal 2020 di fondi, pubblici e privati, per sostenere le iniziative di contrasto ai cambiamenti climatici nei Paesi più poveri. In vista dell'atteso accordo globale sul clima, che dovrebbe vedere la luce alla COP21 di Parigi, i paesi G7 hanno ribadito pure l'impegno a sostenere una serie di iniziative per una più ampia diffusione delle energie rinnovabili nei paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa.

Il protocollo di Kyoto ha rappresentato una prima tappa fondamentale, ma ha visto impegnarsi solo 39 paesi industrializzati e non è mai stato ritenuto la soluzione. Dopo la conferenza di Copenaghen più di 90 paesi - sviluppati e in via di sviluppo - hanno annunciato volontariamente entro il 2014 le proprie riduzioni di emissioni a partire dal 2020. Tuttavia, tali annunci non sono sufficienti a raggiungere l'obiettivo di restare al di sotto dei 2 gradi. E, per questo, nel 2011 l'Unfccc ha avviato i negoziati per un nuovo accordo giuridicamente vincolante che, coinvolgendo tutte le parti, porti il mondo verso l'obiettivo, che si spera possa arrivare a Parigi.

La strada prima della conferenza Onu di dicembre resta comunque disseminata di ostacoli. A cominciare da Cina e India: sono, rispettivamente, il primo e il terzo maggiore produttore di gas serra e, pur dicendosi pronti a consegnare all'Onu prima dell'appuntamento francese i loro programmi taglia-emissioni, sembrano orientati a volerlo fare a modo loro, senza vincoli, pressioni internazionali.

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SDA-ATS