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Economiesuisse, no a coprifuoco, si strangola economia

L'economia deve girare, sostiene Karrer. KEYSTONE/TI-PRESS/Alessandro Crinari sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 20 marzo 2020 - 08:55
(Keystone-ATS)

Sì alle misure di protezione contro il coronavirus, ma no a un coprifuoco che strangolerebbe l'economia. È questa in estrema sintesi la posizione di Economiesuisse, l'associazione che rappresenta le imprese elvetiche.

Attualmente circa l'80% del mondo economico sta continuando a funzionare, stima il presidente dell'organismo, Heinz Karrer, in un'intervista pubblicata oggi dalle testate dell'editore Tamedia. Questo è possibile solo grazie all'enorme capacità di adattamento delle aziende, ha aggiunto.

Occorre comunque valutare le misure delle autorità. "Un coprifuoco totale sarebbe sproporzionato", sostiene il 60enne. "Dove è possibile mantenere le regole di distanza la gente dovrebbe andare a lavorare".

Naturalmente, la priorità è la protezione delle persone e dell'infrastruttura ospedaliera, ma presto sarà in gioco la struttura economica del paese, mette in guardia Karrer. "L'economia ha bisogno di un segnale da parte del Consiglio federale: ci dica che le misure saranno allentate non appena la situazione lo consentirà, in modo che le cose si riprendano prima o poi".

La situazione è molto difficile per i settori già interessati dai provvedimenti restrittivi. "Conosco casi di perdite quasi totali delle entrate", osserva il manager con studi interrotti a San Gallo. La perdita di prodotto interno lordo potrebbe salire a 100 miliardi di franchi e il lavoro a orario ridotto potrebbe interessare il 10% degli occupati, a seconda di quanto durerà la crisi.

L'ex Ceo di Axpo chiede al mondo politico soprattutto miglioramenti nel campo della disoccupazione parziale. "Ci aspettiamo una soluzione per i lavoratori autonomi e i proprietari di aziende, oltre a un significativo aumento delle risorse finanziarie". Troppe persone direttamente colpite dalla crisi sono ormai escluse da questo strumento di per sé buono. Inoltre è necessario che le imprese dispongano di liquidità. "Qui deve intervenire la Confederazione, sia con garanzie per i prestiti bancari che direttamente".

Karrer si dice per contro scettico riguardo ai programmi di stimolo economico. "Dai paesi in cui questo approccio è stato adottato sappiamo che i miliardi, non importa quanti e non importa dove siano stati spesi, sono sempre arrivati troppo tardi e nel posto sbagliato", sostiene.

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