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Sfiora i mille morti in cinque giorni il bilancio delle vittime in Egitto dopo la linea dura decisa dal governo contro i sostenitori del deposto presidente Mohamed Morsi.

Stando ai bilanci ufficiali, che i Fratelli musulmani denunciano essere al ribasso, dallo sgombero dei sit-in a Rabaa e Nahda - mercoledì scorso - fino ad oggi il numero dei morti stimato dalle autorità arriva a quota 928, la maggior parte civili. Migliaia i feriti.

E non è chiaro se in questa cifra le autorità annoverino anche gli oltre 270 cadaveri recuperati nella moschea al Iman del Cairo giovedì scorso.

Il ministero dell'interno egiziano ha d'altro canto confermato che i 36 detenuti pro-Morsi morti ieri in un tentativo di evasione al Cairo, durante il loro trasferimento in carcere in un cellulare, sono rimasti asfissiati dai gas lacrimogeni della polizia.

Intanto l'Arabia Saudita ha ammonito l'Occidente a non fare pressioni sui militari al potere in Egitto perché mettano fine alla repressione dei sostenitori di Morsi: "Non si otterrà nulla attraverso le minacce", ha dichiarato il ministro degli esteri del regno, principe Saud al-Faisal, dopo un incontro con il presidente francese Francois Hollande a Parigi.

Il ministro Saudita ha fatto questa dichiarazione nell'imminenza dell'incontro in settimana a Bruxelles dei ministri degli esteri dell'Unione europea, che dovranno decidere quali misure intraprendere nei confronti del Cairo dopo la violenta repressione di questi giorni.

Anche gli Usa hanno criticato apertamente l'uso della violenza ed ha cancellato manovre militari congiunte in programma con l'Egitto.

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SDA-ATS