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Per i giudici egiziani Hamas, il movimento politico palestinese che dal 2007 è al governo nella Striscia di Gaza, è "un'organizzazione terroristica". La sentenza è stata emessa oggi dal Tribunale per gli affari urgenti del Cairo, ricalcando la decisione presa un mese fa da un altro tribunale della capitale, che aveva bollato come terrorista il braccio armato del movimento, le Brigate Ezzedin el Qassem.

Nella stessa giornata la Corte d'appello del Cairo ha confermato la condanna a morte per quattro esponenti dei Fratelli Musulmani ed ha condannato all'ergastolo altri quattordici dirigenti della confraternita. Tra questi la Guida Suprema Mohamed Badie, l'uomo d'affari con nazionalità egitto-americana Khairat El Shater, l'ex presidente del partito Giustizia e Libertà, Saad el Katatni, l'ex segretario generale, Mohamed el Beltagi e l'ex vicepresidente, Essam El Aryan.

L'accusa per i condannati a morte è di omicidio, mentre tutti gli altri erano imputati di istigazione all'omicidio, di possesso e detenzione di armi da fuoco ed altri reati collegati alla morte di nove persone nel corso di incidenti avvenuti il 30 giugno 2013 davanti al palazzo presidenziale. Le violenze si svilupparono durante proteste popolari di piazza contro il presidente fratello musulmano Mohamed Morsi, poi deposto e arrestato il 3 luglio dai militari, che misero così fine ad un anno di presidenza di Morsi, eletto nel giugno 2012.

I due pronunciamenti odierni della magistratura egiziana - il marchio di 'terroristi' agli aderenti ad Hamas e le condanne dei Fratelli Musulmani, dichiarati terroristi dal governo egiziano già nel dicembre 2013 - sono strettamente connessi politicamente essendo il movimento palestinese una diretta filiazione della confraternita egiziana.

Organi di informazione del mondo arabo hanno anche letto i due provvedimenti come la volontà dei giudici egiziani di mostrarsi rispettosi e sostenitori della linea politica del presidente Abdel Fattah El Sisi, che conduce dal luglio 2013 una lotta agguerrita contro i Fratelli Musulmani, ma anche contro oppositori laici del suo regime. I primi sono accusati ad ogni livello di svolgere attività terroristiche, soprattutto con l'attacco a caserme e stazioni di polizia, che hanno provocato varie centinaia di morti tra soldati e poliziotti. A queste azioni violente hanno contribuito anche gruppi che si richiamano all'Isis, come Ansar Beit el Maqdis, nel nord del Sinai.

Enti umanitari internazionali, come Amnesty International, tuttavia hanno più volte denunciato violazioni dei diritti umani che le forze di polizia e militari egiziane avrebbero compiuto contro tutti i gruppi considerati 'nemici' del governo oltre che una gestione autoritaria, in qualche caso denunciata come dittatoriale, del potere, con margini molto ristretti di democraticità e limitazioni eccessive delle libertà d'azione delle organizzazioni non governative.

Le condizioni difficili di sicurezza nel paese coesistono con una situazione di crisi economica pesante dalla quale il presidente Sisi combatte per far uscire il paese sollecitando investimenti stranieri (nonché prestiti ottenuti da vari paesi arabi) e dando l'avvio a progetti di portata faraonica, come lo sviluppo di una mega-area industriale nella zona di Port Said ed il raddoppio parziale del Canale di Suez.

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SDA-ATS