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Si incattivisce la spirale di violenza in Egitto. Una raffica di attacchi a postazioni delle forze della sicurezza e ad installazioni strategiche ha fatto seguito ai violenti disordini, esplosi ieri fra sostenitori del deposto presidente Mohamed Morsi e le forze dell'ordine, in occasione dei festeggiamenti del quarantesimo anniversario della guerra del '73 contro Israele, che hanno causato la morte di più di cinquanta persone e il ferimento di oltre 250. E non sembra che la fine di questa nuova ondata di sangue sia vicina. I movimenti islamici hanno infatti indetto nuove manifestazioni per domani e venerdì.

Con un timing apparentemente non causale, gli attacchi si sono succeduti in modo incalzante provocando un totale di nove vittime, sei soldati uccisi in un attacco contro il loro veicolo nei pressi di Ismailiya su canale di Suez e tre poliziotti uccisi nell'esplosione di un autobomba davanti alla sede della sicurezza dello Stato ad al Tour, capoluogo del Sinai del Sud, zona finora rimasta relativamente immune da attacchi di questo tipo, a differenza del Sinai del Nord, dove militanti islamici colpisco ormai con regolarità da mesi.

L'attentato ad al Tour ha fatto immediatamente scattare la massima allerta nel Sinai meridionale, che ospita fra le più rinomate località turistiche d'Egitto, come Sharm el Sheikh, proprio ora che alcuni Paesi europei avevano fatto rientrare lo sconsiglio a partire per l'Egitto deciso durante le sanguinose violenze di agosto.

Ma le preoccupazioni sulla sicurezza sono state ulteriormente aggravate da un attacco condotto all'alba a colpi di razzi Rpg contro una postazione di antenne satellitari per le comunicazioni nel quartiere chic di Maadi, a sud del Cairo. Quest'ultimo attacco non ha provocato vittime o feriti, ma solo danni senza particolari conseguenze all'operatività del sistema di telecomunicazioni. Alla luce di questi due attentati, però, è stato proclamato lo stato d'allerta all'aeroporto del Cairo, ha riferito l'agenzia statale Mena, indicando che sono stati rafforzati i check point di accesso allo scalo internazionale.

Dopo un periodo di relativa tregua si inasprisce così il braccio di ferro fra Fratelli musulmani e forze armate, che continuano ad avere un grande sostegno nel Paese, dove si rafforza un movimento che caldeggia la candidatura alle presidenziali del capo dei militari e attuale ministro della Difesa Abdel Fattah el Sissi.

In un'intervista al quotidiano Masri el Youm apparsa oggi, el Sissi ha affermato che "la rivoluzione del 30 di giugno ha salvato l'Egitto da una inevitabile guerra civile". El Sissi ha spiegato di non aver sperato in un fallimento di Mohamed Morsi, rilevando però che il primo presidente dei Fratelli musulmani ha messo gli interessi del suo gruppo davanti a quelli del Paese. "Le Forze armate sono leali alla nazione", ha puntualizzato quindi el Sissi. Un messaggio che piacerà ai suoi sostenitori, ma difficilmente contribuirà ad una ipotetica ricucitura con la Fratellanza.

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SDA-ATS