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Condanne a 25 anni di reclusione sono state inflitte da un tribunale egiziano a tre sostenitori del deposto presidente Mohamed Morsi facendo leva sulla controversa legge anti-manifestazioni. Lo riferisce il sito del quotidiano "al-Ahram".

Il tribunale di Minya, nel centro del paese, ha condannato i tre imputati anche per "attività anticostituzionali, ostacolo alle istituzioni statali e insurrezione", scrive il sito.

La legge anti-proteste è uno dei banchi di prova della democraticità del sistema egiziano ed è stata varata nel novembre dell'anno scorso sollevando numerose critiche anche all'estero perché limita il diritto a manifestare: per molte Ong, ma anche secondo media egiziani vicini al governo, la normativa è stata usata per reprimere il movimento pro-Morsi e gruppi di opposizione laici.

Per aver "manifestato senza permesso", oltre che per violenze contro la polizia e turbativa dell'ordine pubblico, ad esempio 11 Fratelli musulmani erano stati condannati a 15 anni di reclusione nel giugno scorso a Damietta, sul delta del Nilo.

Per domani inoltre è attesa la sentenza d'appello a carico di Alaa Abd el-Fattah, uno dei più importanti attivisti e blogger egiziani condannato in primo grado a 15 anni di reclusione assieme ad altri 25 imputati per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata in cui erano stati compiuti anche altri reati. Questi, almeno secondo i resoconti mediatici, non vengono ascritti in maniera specifica ai singoli imputati evidenziando un'altra carenza rimproverata comunemente al sistema giudiziario egiziano, quella dei "processi di massa".

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SDA-ATS