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La Procura generale egiziana ha ipotizzato ufficialmente un coinvolgimento dei Fratelli musulmani nei disordini davanti a uno stadio del Cairo che il mese scorso provocarono la morte di 22 persone.

La Procura ha formalizzato accuse nei confronti di 16 tifosi tra cui 12 della Fratellanza musulmana che "ha fornito fondi e materiale esplosivo" per "demolire le basi dello stato", si sostiene in un suo comunicato. In particolare si puntava a far "sospendere" di nuovo il campionato di calcio e "far fallire la conferenza economica" svoltasi la settimana scorsa a Sharm El Sheikh in cui l'Egitto a raccolto decine di miliardi di dollari di investimenti.

Gli scontri dell'8 febbraio fra tifosi "White Knights" e polizia innescarono una ressa che causò la morte di 22 tifosi (anche se vari media parlano di 19, questa è la cifra riportata dal comunicato della Procura).

In seguito alla tragedia, il campionato egiziano è stato sospeso a tempo indeterminato e a fine mese è stata annunciata la creazione di un comitato incaricato di organizzare una ripresa.

Gli incidenti che avevano preceduto la partita di seria A fra lo Zamalek e l' Ennpi allo stadio della Difesa aerea erano avvenuti solo una settimana dopo la fine del periodo di partite a porte chiuse imposto in seguito a un ancor più grave massacro calcistico: quello di Port Said che fece 74 morti nel febbraio 2012, anche in quel caso con moventi soprattutto politici (ad attaccare furono sostenitori dell'ex presidente Hosni Mubarak deposto un anno prima e gli ultras "Ahlawy" uccisi erano famosi per i loro slogan rivoluzionari).

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SDA-ATS