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Egitto: magistrati in rivolta, nuovo conflitto per Morsi

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 ottobre 2012 - 19:06
(Keystone-ATS)

Alla fine ha vinto lui, forte del sostegno di migliaia di giudici e pm in nome dell'indipendenza della magistratura. Il procuratore generale egiziano Abdel Meguid Mahmoud, nominato dal precedente regime, resta al suo posto e nel braccio di ferro che lo ha contrapposto al presidente Mohamed Morsi ha ottenuto quello che voleva, rimanere procuratore generale malgrado l'assoluzione di tutti gli imputati per la battaglia dei cammelli, uno degli episodi più violenti della rivoluzione egiziana, per il quale erano messi sotto accusa anche vertici del regime di Hosni Mubarak.

La sua nomina ad ambasciatore d'Egitto in Vaticano, decisa dal presidente cavalcando l'onda dell'indignazione popolare per la sentenza di assoluzione, rimane lettera morta ma non copre la crescente ostilità, in vari settori del paese, nei confronti del presidente e dei Fratelli musulmani, la potente confraternita della quale ha fatto parte per anni. Gli oppositori di Morsi lo accusano di avere superato la boa dei 100 giorni di governo, l'8 ottobre, senza avere incassato praticamente nessuna delle promesse elettorali, dalla soluzione del problema dei rifiuti a quello del traffico in una megalopoli come il Cairo.

I tafferugli in piazza Tahrir per tutta la giornata di ieri fra sostenitori di Morsi e suoi oppositori, sono il segnale di nuove possibili tensioni in questo paese che ancora fatica a mettere in carreggiata un nuovo assetto istituzionale. L'Assembla costituente continua a rischiare di arenarsi, mentre una corte, martedì prossimo, deve ancora deciderne la legittimità della composizione, vista la presenza dominante delle forze islamiche.

Sempre martedì si dovrebbe riunire la plenaria della Costituente, ma già si sa che i punti maggiormente caldi non saranno nemmeno affrontati. I nodi più delicati riguardano il rapporto fra Stato e religione e l'applicazione della sharia (la legge islamica), i diritti, in particolare la libertà di stampa, e il potere giudiziario.

Il vicepresidente Mahmoud Mekki ha affrontato i giornalisti, dopo una lunga riunione fra il procuratore e il presidente: ha spiegato che si è trattato di un malinteso alimentato dai media e che Morsi aveva deliberato la nomina ad ambasciatore dopo aver avuto un sostanziale via libera dal diretto interessato per metterlo al riparo delle contestazioni popolari provocate dalla decisione della corte. "A mio avviso il problema è il risultato di un malinteso e di una certa malafede da parte dell'informazione che ha presentato la questione come se fosse una rimozione del procuratore", ha detto Mekki.

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