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L'ex presidente egiziano Mohammed Morsi agli arresti, ed ecco i primi duri scontri tra sostenitori e nemici del capo dello Stato, emanazione dei Fratelli Musulmani, da poco deposto. Ad Alessandria ci sono stati almeno cinque morti e settanta feriti.

Oggi, l'appello dei militari che hanno rovesciato Morsi è stato accolto al Cairo a piazza Tahrir, che si è nuovamente riempita con decine di migliaia di persone. Oltre alle bandiere egiziane i manifestanti mostravano la foto del comandante in capo delle forze armate Abdel fattah el Sissi, che nella guerra delle piazze sembra aver vinto la sua scommessa, mobilitando una folla enorme a sostegno della sua richiesta di concedere un mandato popolare per consentire all'esercito di avviare la sua lotta alla violenza e al terrorismo.

È andata bene anche ai Fratelli Musulmani. L'altra piazza - quella degli islamici, davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya - si è a sua volta riempita di decine di migliaia di persone proprio nel giorno in cui Morsi è stato formalmente posto in custodia cautelare dalla magistratura inquirente e indagato per spionaggio per conto di Hamas e per avere assaltato installazioni pubbliche e penitenziari, oltre a rapire ufficiali e poliziotti.

"Così si ritorna all'era di Mubarak", ha replicato la Fratellanza proprio mentre il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon chiedeva il rilascio del primo presidente eletto dei Fratelli, tuttora tenuto in una località segreta, e dei vertici della Confraternita.

Nessuna traccia, invece, di quello che molti hanno visto come un ultimatum alla piazza islamica nelle parole di una nota postata su una pagina Facebook vicina alle forze armate nella quale si davano 48 ore di tempo alle forze politiche, a partire da mercoledì, per ricongiungersi al processo di riconciliazione nazionale. Ma oggi il portavoce dei militari ha smentito l'esistenza di una ora X per un eventuale sgombero della piazza presidiata da oltre tre settimane dai sostenitori di Morsi e della fratellanza musulmana.

Il temuto bagno di sangue nel venerdì del no al terrorismo non c'è stato al Cairo. Ma ad Alessandria violenti scontri sono scoppiati già nel primo pomeriggio fra sostenitori ed oppositori di Morsi e almeno cinque persone sono morte.

A piazza Tahrir e nelle strade attorno poco prima del calare del sole, che coincide col momento nel quale i musulmani rompono il digiuno di Ramadan, l'aria era di gran festa. Gli elicotteri militari continuavano a sorvolare la piazza e ogni passaggio veniva accolto con un boato soprattutto quando facevano una sorta di inchino per avvicinarsi il più possibile alle migliaia di manifestanti assiepate sul ponte dei leoni che attraversa il Nilo e porta direttamente alla piazza.

Foto di el Sissi si mescolavano con quelle di Gamal Abdel Nasser, fautore della prima rivoluzione egiziana del 1953. Ovunque cartelli con la scritta "Sissi siamo con te" o anche in inglese "Sono un cittadino egiziano e dò mandato all'esercito di combattere il terrorismo". Mentre i manifestanti si apprestavano a prepararsi per Iftar, il pasto che rompe il digiuno e decine di volontari distribuivano datteri e acqua, gli elicotteri lanciavano dall'alto bandiere egiziane.

Una professoressa, Safaa, commentava: "siamo con l'esercito e contro il terrorismo. Non siamo contro i Fratelli musulmani ma contro tutte le violenze e torture che hanno commesso. Siamo un popolo pacifico vogliamo solo vivere in pace. La vede quella signora? Sua figlia è a Rabaa el Adaweya, perché ha sposato un fratello musulmano, lei oggi è qui. Non vuol dire che la figlia divorzierà, vuol dire che possiamo tutti vivere in questo paese, ma senza terrorismo", e con idee diverse.

Ma non eravate contro il Consiglio militare all'epoca di maresciallo Tantawi, chiediamo. "Noi siamo con l'esercito, non i suoi vertici. Quella era la vecchia guardia, noi siamo con le forze armate. In fondo sono l'unica vera istituzione di questo paese. Siamo contro il terrorismo, lo dica in Italia".

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SDA-ATS