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Nuova richiesta di condanna a morte per la Guida suprema dei Fratelli musulmani in Egitto: la Corte d'assise di Giza ha chiesto la pena capitale per Mohamed Badei e altri 13 esponenti della Confraternita islamica per omicidio e tentato omicidio nel corso di violenze avvenute dopo la deposizione dell'allora presidente Mohamed Morsi.

Per le violenze commesse a Giza, in cui 10 persone erano rimaste uccise e altre 20 ferite, la corte ha condannato a morte anche Bassem Ouda, ministro dell'Approvvigionamento sotto la presidenza di Mohamed Morsi, assieme a Safwat Hegazi e Mohamed El-Beltagui, considerati due "quadri" dei Fratelli musulmani. La condanna è stata chiesta anche per altri 10 militanti del movimento dal dicembre scorso dichiarato "terrorista". L'accusa riguarda anche incitamento alla violenza e appartenenza a gruppo terrorista. Il tribunale, come di consueto, ha rinviato il dossier al Gran Muftì, la massima autorità religiosa egiziana, per un parere non vincolante in vista di un verdetto definitivo fissato per il 3 agosto.

Per Badei, arrestato il 20 agosto dell'anno scorso, era già stata chiesta la condanna a morte da un tribunale di Minya (Egitto centrale): la richiesta, per istigazione alla violenza, era stata avanzata in aprile nell'ambito della condanna a morte di massa chiesta per quasi 700 imputati e la sentenza è attesa per sabato (il Muftì dovrebbe dunque essersi già pronunciato ma i suoi pareri non vengono mai resi noti). Il leader della Confraternita comunque è sotto processo per una quarantina di altri casi, in molti dei quali rischia lo stesso la condanna a morte. Per il 5 luglio ad esempio è atteso il pronunciamento di un altro tribunale, quello di Shobra El-Kheima, nel nord dell'Egitto, sempre per un caso di incitazione alla violenza dopo la deposizione del presidente islamista Morsi ad opera dei militari.

SDA-ATS