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Il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi

KEYSTONE/FR170079 AP/CLIFF OWEN

(sda-ats)

Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha dichiarato questa sera lo stato di emergenza in Egitto per tre mesi e ha ordinato il dispiegamento di unità speciali dell'esercito per garantire la sicurezza nei luoghi più sensibili del Paese.

Lo stato d'emergenza sospende il diritto alle manifestazioni di ogni genere e le adunate di oltre cinque persone, consente fermi per un periodo indeterminato, estende i poteri delle forze di polizia, permette procedimenti giudiziari per civili ad opera di tribunali militari.

Le misure fanno seguito alla strage compiuta da kamikaze dell'isis in due chiese copte, a Tanta, a nord del Cairo, e ad Alessandria, che ha lasciando sul terreno almeno 45 morti e 118 feriti.

Un massacro che ha fatto ripiombare l'Egitto militarizzato di al Sisi nell'incubo terrorismo del Califfato nero a tre settimane dalla visita del Papa e in una giornata fortemente simbolica per tutto il mondo cristiano.

Erano in duemila nella chiesa Mar Girgis di Tanta, sul delta del Nilo, a seguire le celebrazioni quando, in un attimo, si è scatenato l'inferno. Un'esplosione vicino all'altare ha squassato l'edificio e divelto i banchi. Al posto dei fedeli in preghiera, decine di corpi senza vita - 27 - sul pavimento bianco macchiato di sangue e, intorno, i lamenti dei feriti. In un primo momento si è pensato a una bomba azionata a distanza, ma dopo il ritrovamento dei resti dilaniati di un uomo si è fatta strada l'ipotesi di un kamikaze.

Erano le 10 del mattino e mentre il bilancio delle vittime saliva e cominciavano ad arrivare le prime reazioni inorridite, la notizia di un secondo attacco: questa volta ad Alessandria, 'capitale' della chiesa copta, sul sagrato della chiesa di San Marco. Quando il terrorista si è trovato davanti gli addetti alla sicurezza è tornato indietro, si è avvicinato al metal detector e si è fatto esplodere nei pressi dell'entrata. Almeno 18 i morti e una quarantina i feriti.

Il patriarca copto Tawadros II, capo di otto milioni di cristiani egiziani, aveva appena finito di celebrare la messa. Secondo alcune fonti, aveva lasciato la chiesa, secondo altre si trovava ancora all'interno. È lui - oltre al presidente al Sisi e al grande imam di al-Azhar, Ahmed al Tayyib - che papa Francesco incontrerà nella prossima visita in Egitto, il 28 e 29 aprile, nella prosecuzione di quel dialogo cominciato nel 1973 con il primo incontro, dopo 15 secoli, tra Paolo VI e l'allora patriarca Shenuda III.

Ed è a lui che il pontefice si è rivolto durante l'Angelus, quando è stato informato del primo attentato. "Al mio fratello papa Tawadros II e a tutta la nazione egiziana - ha detto Francesco - esprimo il mio profondo cordoglio, sono vicino ai familiari e alla comunità, il Signore converta i cuori delle persone che seminano terrore, violenza e morte, e anche il cuore di quelli che fanno e trafficano le armi".

Parole di pace attraverso il Mediterraneo seguite, a stretto giro, dalle parole di odio dell'Isis rimbalzate attraverso l'Amaq, l'agenzia dello Stato islamico, che ha rivendicato gli attacchi alle chiese.

Un problema grosso per al Sisi, che vede ancora una volta rimessa in discussione dai fatti quella sicurezza che aveva ripetutamente garantito agli egiziani al prezzo, alto, di una militarizzazione del Paese. E contro i vertici del Cairo, nonostante l'arresto di due persone che sembrano coinvolte nell'attacco a Tanta, è esplosa l'ira della gente davanti alla chiesa: "Il governo non ci protegge", hanno urlato di fronte all'imponente barriera di forze di sicurezza arrivate troppo tardi, sebbene fossero riuscite a disinnescare due ordigni esplosivi nella moschea Sidi Abdel Rahim di Tanta.

Sisi in serata ha ordinato il dispiegamento di unità speciali dell'esercito per garantire la sicurezza nei luoghi più sensibili dell'Egitto, ha riferito l'agenzia Mena citando il portavoce presidenziale, l'ambasciatore Alaa Youssef. Tanto più che gli attentatori sono egiziani, come ha tenuto a precisare l'Isis ancora una volta attraverso l'Amaq. Il nome di 'battaglia' dell'attentatore di Alessandria è Abu al-Baraa al-Masri (l'egiziano, ndr) quello di Tanta, Abu Isaac al-Masri.

Il presidente egiziano, comunque, ha incassato la solidarietà dei paesi europei - dall'Italia alla Germania, alla Francia - e degli Usa, della Turchia e quella 'bipartisan' di Israele e Palestina. Il premier israeliano Netanyahu, che ha nel 'moderato' Egitto un alleato, ha fatto sapere che "il mondo deve essere unito e combattere il terrorismo ovunque". Trump "rattristato" ha dichiarato la sua "fiducia nel fatto che al Sisi gestirà la situazione in modo appropriato". Condanna degli attentati anche da parte di Hamas che, da Gaza, li ha definiti un "crimine".

SDA-ATS

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