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Con una sventagliata di arresti le autorità egiziane hanno decapitato la leadership superstite dei Fratelli musulmani, arrestando la loro Guisa suprema Mohamed Badie, a sette giorni esatti dalle stragi di Rabaa e Nahada e l'escalation di violenza che in una settimana ha fatto schizzare il bilancio delle vittime a quota mille.

Guanto di ferro anche per Mohamed el Baradei: è stato formalmente accusato di tradimento e verrà processato per le dimissioni da vicepresidente in disaccordo sulla decisione di scatenare un bagno di sangue. Un 'colpo basso' per l'ala riformista e liberale del fronte anti-Morsi. Così come il fermo, all'aeroporto del Cairo, di Hazem Abdel Azim, uno dei simbolo dell'attivismo giovanile anti-Mubarak e anti-Morsi.

I Fratelli musulmani non sembrano intimiditi: Mohamed Badie "continuerà la sua lotta pacifica fino a raggiungere gli obiettivi della rivoluzione del 25 gennaio", assicurano. "Gli arresti e la disinformazione non fermeranno il popolo, che non cederà mai". E anche se in numero largamente minore hanno preso a dimostrare in serata, subito dopo l'inizio del coprifuoco. Anche gli Usa hanno espresso critiche per l'arresto del leader della Fratellanza che definiscono "non in linea con gli standard di tutela dei diritti umani che gli States sostengono".

La tensione è alle stelle, mentre si consumano i funerali delle vittime delle ultime 48 ore, tra loro i 25 poliziotti uccisi in Sinai che hanno scioccato il Paese, segnato da un bombardamento mediatico incessante. E le tv hanno prima hanno lanciato e poi smentito la notizia di un tentativo di suicidio di Morsi, "è un musulmano non lo farebbe mai", hanno tuonato i Fratelli musulmani: "Lo vogliono assassinare, ecco il loro obiettivo".

Nella notte il tam tam dell'annuncio in tv è risuonato in tutto il Cairo, con i televisori della capitale collegati Ontv, il networw di Sawiris, che in esclusiva ha trasmesso le prime immagini del leader dei Fratelli Mohamed Badie circondato dagli agenti, occhi sbarrati, postura dismessa, Badie sembrava aver dipinto sul volto il segno della resa. Intanto dovrà scontare 15 giorni di carcerazione preventiva, anche se è da scommettere che si tratta solo dell'inizio di una lunga detenzione. La confraternita ha nominato una nuova guida, Mahmud Ezzat, soprannominato la volpe. In passato, dopo numerose detenzioni per l'affiliazione al gruppo, illegale durante l'era Mubarak, Ezzat è stato soprattutto il capo del cosiddetto servizio segreto dei Fratelli musulmani, l'apparato interno che si occupa di sicurezza. Le manette sono scattate anche ai polsi di Youssef Talaat, il portavoce dell'Alleanza anti-golpe, la federazione dei movimenti che chiedono il ritorno al potere di Mohamed Morsi, detronizzato dai militari il 3 luglio scorso. I due bersagli grossi della sicurezza egiziana sono stati catturati in una palazzina anonima, con le mura esterne crivellate dai colpi di arma da fuoco, a due passi dall'entrata della moschea di Rabaa, semidistrutta dalle fiamme durante l'operazione di sgombero della scorsa settimana.

L'ingresso alla moschea è monitorato dai militari: a tratti arrivano delle folate di quello che sembra l'odore di carne umana bruciata. È suggestione, si pensa, sette giorni dopo la strage non è possibile che ci sia quell'odore terribile. E invece è tutto vero, è proprio l'odore della carne bruciata che si leva da alcuni mucchi di detriti, avvolto da una nuvola di mosche. Mentre il Cairo fa i suoi conti con il sangue versato, sul fronte diplomatico è arrivata la doccia fredda per i pro-Morsi: "C'è unanimità da parte degli Stati membri sull'importanza che l'Ue resti, come ha fatto dalla rivoluzione del 2011, a sostegno del desiderio degli egiziani di avere un Paese democratico", ha detto il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton alla vigilia del Consiglio esteri straordinario sull'Egitto. Ashton ha aggiunto: "Restiamo pronti nell'offrire il nostro sostegno per una soluzione politica. Non interferenza. Sostegno" e si è detta "più che disponibile a tornare al Cairo".

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SDA-ATS