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Gli Stati Uniti condannano con forza le affermazioni di carattere anti-israeliano e anti-semite pronunciate in un discorso pubblico dall'attuale presidente egiziano Mohammed Morsi nel 2010, quando era uno dei leader del movimento dei Fratelli Musulmani, rese note una decina di giorni fa in Israele e ora anche dal New York Times. Si tratta di parole "profondamente offensive", ha affermato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, aggiungendo che Washington ha sollevato la questione con il governo del Cairo.

La portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland ha dal canto suo affermato che il linguaggio usato dal leader egiziano "è profondamente ingiurioso" e pertanto "desideriamo che il presidente Morsi dica in maniera assolutamente chiara al suo popolo e alla comunità internazionale che egli rispetta ogni persona, di qualunque confessione sia".

In quel discorso, Morsi aveva esortato gli egiziani ad "allevare figli e nipoti nell'odio" per ebrei e sionisti. In una successiva intervista televisiva aveva poi descritto i sionisti come "sanguisughe che attaccano i palestinesi, guerrafondai, discendenti di scimmie e maiali".

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SDA-ATS