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Elezione CF: attacco Verdi a Cassis, non conta solo l'aritmetica

Il Consigliere federale Ignazio Cassis rieletto stamane dall'Assemblea federale per i prossimi quattro anni. KEYSTONE/PETER KLAUNZER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 11 dicembre 2019 - 13:41
(Keystone-ATS)

"Eravamo ottimisti quanto alla rielezione di Ignazio Cassis in Consiglio federale e siamo contenti del fatto che il sostegno promesso dagli altri partiti c'è stato".

Così si è espresso stamane il consigliere nazionale Rocco Cattaneo (PLR/TI)) a Keystone-ATS, subito dopo la conferma in governo del suo collega di partito, titolare del Dipartimento federale degli affari esteri.

La minaccia dei Verdi di sottrarre il secondo seggio al PLR era reale, ha spiegato il deputato ticinese, ma alla fine ha prevalso la stabilità e continuità, ossia la fiducia nei confronti di questo esecutivo alle prese con dossier importanti, come quello sull'Europa e sulla riforma del sistema pensionistico, ma anche sul clima (vedi Legge suo CO2 all'esame del parlamento, n.d.r).

Non solo aritmetica

L'elezione in Consiglio federale, ha poi fatto notare Cattaneo, non si basa solo su un calcolo aritmetico, come vorrebbero farci credere i Verdi e i socialisti. Lo dimostra il caso dell'UDC, che nonostante fosse di gran lunga il partito più importante in Svizzera ha faticato anni prima di avere un secondo consigliere federale. Insomma, per venire eletti nell'esecutivo bisogna dimostrare di essere capaci di governare.

Pur comprendendo il desiderio dei Verdi di accedere alla stanza dei bottoni, anche per Alex Farinelli (PLR) - eletto il 20 di ottobre scorso al posto di Giovanni Merlini - la composizione del Consiglio federale non risponde a logiche solo aritmetiche, legate al risultato elettorale dello scorso ottobre, ma anche ad altri criteri, come la rappresentanza regionale. Se fosse solo la logica matematica a contare, ha sottolineato, allora non servirebbe nemmeno il voto del Parlamento. In ogni caso, ha aggiunto, l'elezione della Rytz avrebbe fatto scivolare il governo troppo a sinistra, ciò che non rispecchia i rapporti di forza tra i partiti nell'Assemblea federale.

Una candidatura sbagliata

Più duro nel suo giudizio il consigliere nazionale Marco Romano (PPD), che ritiene sbagliata la candidatura di Regula Rytz, mentre sarebbe stato meglio optare per un candidato o candidata più moderata, evitando soprattutto di attaccare frontalmente l'attuale ministro degli esteri Ignazio Cassis, l'unico rappresentante della Svizzera italiana in governo. Il fatto che nemmeno il campo rosso-verde si sia schierato compatto dietro la Rytz è sintomatico. Il voto odierno rispecchia, per il deputato di Mendrisio, il desiderio da parte del Parlamento di stabilità ed è una sconfessione degli estremi e delle forzature, come dimostrano le molte schede bianche raccolte sia da Ueli Maurer (UDC) che da Simonetta Sommaruga (PS).

Romano ha anche criticato i socialisti per aver sostenuto una candidata non tenendo conto del fattore linguistico/culturale, evocato al momento di eleggere Ignazio Cassis due anni fa e poi improvvisamente messo in disparte. Quanto al fattore matematico, gli stessi partiti che l'hanno invocato oggi in aula sono gli stessi che per anni hanno negato all'UDC un secondo seggio in Consiglio federale, pur avendone diritto.

La riconferma di Cassis era attesa anche per Fabio Regazzi (PPD) il quale, già prima del voto decisivo, aveva escluso rivolgimenti nella composizione dell'esecutivo: tutt'al più Cassis avrebbe dovuto accontentarsi di un risultato mediocre. A detta di Regazzi, la stabilità del sistema e l'aspetto regionale hanno ancora un peso. Inoltre non sarebbe stato il massimo avere due rappresentanti bernesi nell'esecutivo, sebbene questo aspetto non conti più.

Per il consigliere agli Stati Marco Chiesa (UDC), la rielezione di Cassis non è una sorpresa. "Da una parte abbiamo una cattiva perdente e dall'altro un piccolo vincente", ha dichiarato perentorio a Keystone-ATS. I Verdi non sono riusciti a tessere alleanze con le altre forze politiche, in particolare con i Verdi liberali. Un'elezione della Rytz, inoltre, avrebbe spostato il baricentro dell'esecutivo troppo a sinistra. Oltre a ciò ha prevalso il desiderio di stabilità e il fatto che per tradizione non si esclude un ministro in carica.

Fattore lingua non così importante

Tra le voci fuori dal coro quella del consigliere nazionale socialista dei Grigioni Jon Pult, eletto anche grazie al sostegno del Grigioni italiano, a suo agio con la lingua di Dante (ha la doppia cittadinanza, svizzera e italiana, come si legge sul suo sito web), col romancio e il tedesco, una lingua che ha dovuto imparare all'asilo.

Pult ha difeso la candidatura di Regula Rytz in nome della crisi climatica cui bisogna dare risposte. Sarebbe da incoscienti sottovalutare il problema. Per l'esponente grigionese del PS, il criterio linguistico/culturale non è l'unico che va preso in considerazione; anche in Ticino i partiti storici come il PPD e il PLR hanno perso terreno, tanto che questo cantone ha eletto una candidata dei Verdi al Nazionale.

Pult si è detto persuaso che il canton Ticino vuole un cambiamento: la politica liberale di Cassis, alla luce anche delle sue posizioni riguardanti la protezione dei salari (il PS rimprovera al ministro ticinese di non aver difeso abbastanza questo aspetto nei negoziati con Bruxelles su un accordo istituzionale, n.d.r) ha perso anche a sud delle Alpi, dove il panorama politico si è fatto più variegato.

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