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Elezioni Gb: Corbyn vs Johnson su immigrazione, no a chiusure

Jeremy Corbyn sfida Boris Johnson sull'immigrazione. KEYSTONE/AP PA/DOMINC LIPINSKI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 17 novembre 2019 - 13:23
(Keystone-ATS)

Jeremy Corbyn dice no al giro di vite sull'immigrazione evocato dal governo di Boris Johnson in campagna elettorale per il dopo Brexit.

Ma resta cauto, per ora, sull'adozione nel programma laburista della mozione congressuale approvata mesi fa favorevole a "mantenere", e addirittura a "estendere", la libertà di movimento con l'Ue anche in futuro.

Intervistato da Andrew Marr sulla Bbc - in attesa della sfida diretta di martedì con Johnson su Itv - il leader del Labour ha comunque assicurato d'essere pronto a garantire "molta libertà di movimento" laddove il voto del 12 dicembre lo portasse a Downing Street. "Noi non possiamo esistere nell'isolamento, l'immigrazione sostiene la nostra economia", ha detto.

A proposito di economia, ha poi rivendicato i piani di ri-nazionalizzazione di alcuni servizi pubblici essenziali promessi dal suo programma (dall'acqua alle poste), definendoli peraltro "modesti" e limitati. Così come l'impegno contro i maxi privilegi fiscali sui profitti di alcune grandi corporation, a cominciare dai giganti del web e dell'hi-tech.

Sulla Brexit, Corbyn ha quindi ribadito che il Labour vuole negoziare un accordo di divorzio più "sensato" e soft con Bruxelles, da sottoporre poi al popolo con un referendum bis in alternativa "all'opzione Remain".

Non ha invece aperto spiragli al momento su un secondo referendum sulla secessione della Scozia, come pretendono gli indipendentisti scozzesi dell'Snp, potenziali partner chiave di un futuro governo di minoranza a guida Labour se nel prossimo Parlamento nessuno avesse la maggioranza assoluta.

Si è infine difeso dall'accusa dei Tory, di altri partiti e di buona parte dei media e dell'establishment di rappresentare un'incognita per la sicurezza nazionale, a causa della sua storica militanza pacifista, terzomondista e di sinistra: precisando di non voler più mettere in discussione il deterrente nucleare britannico Trident, pur non senza porre l'accento sulla priorità della non proliferazione e del disarmo nella sua visione. E promettendo, se diverrà premier, di sospendere le mega forniture attuali di armi all'Arabia Saudita.

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