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Il presidente turco Erdogan durante un comizio

KEYSTONE/AP Pool Presidential Press Service/YASIN BULBUL

(sda-ats)

"Li chiamerò fascisti finché chiameranno Erdogan dittatore". Lo ha detto stasera il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a proposito dei Paesi Ue.

In una lunga intervista in diretta tv, ha rilanciato i suoi attacchi, sostenendo che in Europa turchi e musulmani vengono trattati come durante "il fascismo in Italia e il nazismo in Germania".

Nel 2014 "il popolo ha eletto il presidente con il 52%. Adesso mi aspetto più del 52% dei sì" nel referendum sul presidenzialismo del 16 aprile in Turchia, ha aggiunto Erdogan, senza tuttavia fare riferimento ad alcun sondaggio.

Dopo il referendum, la Turchia rivedrà le sue "relazioni politiche e amministrative" con l'Ue, mentre intende mantenere intatte quelle economiche, ha proseguito, tornando a minacciare di rimettere in discussione anche l'accordo sui migranti.

Se il presidente Recep Tayyip Erdogan inveisce contro l'Europa, un segnale di distensione è arrivato oggi dal vicepremier turco Mahmet Simsek, che sull'Handeslblatt ha concesso che i paragoni con il nazismo siano dovuti al voto: "Siamo tutti nel modus della campagna elettorale. Spero che la retorica si calmerà di nuovo che si possa tornare a una agenda positiva".

"Io credo che l'impegno della Turchia e l'auspicio di raggiungere standard europei - democrazia, rispetto dello Stato di diritto, diritti e libertà per i nostri cittadini - erano e restano forti. Ma la Turchia ha reagito in un modo alla crisi, che purtroppo viene percepito come un allontanamento dall'Occidente", ha aggiunto.

Il vicepremier sottolinea anche la delusione di Ankara, dopo 40 anni di attesa per entrare nell'Ue: "nel 2005 eravamo candidati per entrare", "sarebbe stato uno stimolo forte per adeguarsi alla Ue. Poi sono arrivati la crisi globale della finanza, la crisi dell'eurozona, l'ascesa dei partiti di destra e la Brexit".

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SDA-ATS