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Il presidente turco Erdogan, scatenato contro Washington.

KEYSTONE/AP/DARKO VOJINOVIC

(sda-ats)

"Non siamo uno Stato tribale. Siamo lo Stato della Repubblica di Turchia e voi dovete accettarlo. Se non lo fate, mi dispiace ma non abbiamo bisogno di voi". Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato oggi ad attaccare gli Stati Uniti.

Le dichiarazioni del leader di Ankara seguono lo stop reciproco ai visti dopo l'arresto di un impiegato locale del consolato americano a Istanbul.

"Fatemi essere chiaro: la persona che ha causato tutto questo è l'ambasciatore. È inaccettabile che gli Stati Uniti abbiano sacrificato un partner strategico come la Turchia per un ambasciatore presuntuoso", ha detto Erdogan.

L'ambasciatore Bass, che nei prossimi giorni concluderà il suo mandato in Turchia per trasferirsi in Afghanistan, era già stato oggetto di pesanti attacchi nei giorni scorsi da parte di Erdogan, che aveva detto di non considerarlo come il legittimo "rappresentante degli Stati Uniti in Turchia".

Il leader di Ankara ha poi rinnovato le critiche a Washington per le esitazioni a vendere armi al suo Paese, mentre le "regala" a quelle che la Turchia considera "organizzazioni terroristiche", come i curdi-siriani dell'Ypg. La polizia turca, ha quindi aggiunto, non utilizzerà più le armi Sig Sauer ma avrà in dotazioni armi prodotte localmente, senza tuttavia specificare quando.

Il nuovo attacco di Erdogan giunge mentre le diplomazie dei due Paesi sono impegnate nella ricerca di una soluzione alla crisi. Una delegazione governativa americana è attesa la prossima settimana in Turchia.

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SDA-ATS