Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Estremismo, problema anche nell'esercito

KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER

(sda-ats)

Il problema dell'estremismo violento nell'esercito svizzero sembrerebbe più serio di quanto le autorità abbiano indicato.

Servendosi delle possibilità offerte dalla Legge sulla trasparenza, il SonntagsBlick ha consultato mail interni alle forze armate che rivelano le difficoltà incontrate nell'impedire l'utilizzazione delle armi di servizio a persone vicine ad ambienti jihadisti e di estrema destra.

Alla fine di aprile il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) ha pubblicato un rapporto in materia per il 2016. Stando al documento, delle cinquanta segnalazioni e richieste di informazioni pervenute lo scorso anno al Servizio specializzato per l'estremismo in seno all'esercito (SSEEs), 21 (52%) riguardavano presunti indizi di estremismo di destra e 15 (37%) di quello jihadista.

Si è trattato principalmente di indicazioni riguardo a una possibile radicalizzazione: né atti di violenza, né incidenti che possano mettere in pericolo la sicurezza erano stati rilevati, aveva riferito il DDPS. La ricerca del SonntagsBlick fornisce un'immagine meno rassicurante della situazione. Contattato dal domenicale, l'esercito non commenta.

Il giornale ha consultato lo scambio di posta elettronica tra il SSEEs e lo Stato maggiore di condotta dell'esercito (SMCOEs). Malgrado il fatto che numerosi passaggi fossero stati deliberatamente oscurati, il giornale sostiene che in vari episodi solo per caso le autorità sono riuscite a impedire che estremisti di destra e jihadisti fossero formati all'uso delle armi. Sempre secondo il domenicale, molti dei cinquanta casi riguardano persone penalmente condannate per atti di violenza - si tratta in particolare di estremisti di destra ma anche di tifosi violenti.

Per il SonntagsBlick, il caso più critico riguarda un combattente islamista ammesso alla scuola reclute. Solo poco prima dell'inizio del servizio militare, una non meglio precisata cellula cantonale ha riferito all'esercito che l'uomo era partito all'estero, presumibilmente in Siria, per combattere nelle file del sedicente Stato islamico (Isis).

Solo allora le autorità militari hanno reagito. In una e-mail si legge che "tenuto conto della situazione bisogna evitare che l'uomo - nel caso in cui dovesse rientrare in Svizzera - (...) sia formato all'uso delle armi". L'esercito ha poi pure sospeso l'ordine di marcia per la scuola reclute.

C'è dunque un problema di estremismo nell'esercito? Interrogato dal domenicale, il portavoce delle forze armate Daniel Reist afferma che "50 segnalazioni all'anno su ben oltre 100'000 militari non rappresentano un problema".

In aprile il DDPS indicava che con 50 annunci e richieste, il SSEEs è stato chiamato in causa in maniera superiore alla media (34 casi nel 2015). Guardando agli ultimi cinque anni, il numero delle sollecitazioni mostra una leggera tendenza crescente, la quale può essere essenzialmente attribuita a fattori senza un rapporto con l'esercito.

A partire dal 2013 si constata inoltre un aumento degli annunci e delle richieste concernenti l'estremismo di matrice jihadista, il che corrisponde alla recente evoluzione del fenomeno nella società civile. In quanto specchio della popolazione, anche l'esercito svizzero è confrontato con questi casi, aveva sostenuto il DDPS.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS