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Eternit: dirigenti condannati a 16 anni

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 febbraio 2012 - 15:30
(Keystone-ATS)

Il Tribunale di Torino ha condannato oggi a 16 anni di carcere ciascuno il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier alla fine del processo Eternit. I due - non presenti in aula - rispondevano di disastro doloso e rimozione di cautele. Il pubblico ministero, Raffaele Guariniello, aveva chiesto per entrambi 20 anni di reclusione, la difesa l'assoluzione.

Schmidheiny ricorrerà in appello, ha annunciato il suo portavoce Peter Schürmann in una nota, definendo la sentenza "del tutto incomprensibile".

Il tribunale, secondo quanto si ricava dalla lettura del dispositivo della sentenza, ha ritenuto i due imputati - ex proprietari e manager del gruppo Eternit Spa Genova e delle sue filiali - colpevoli di disastro doloso solo per le condizioni degli stabilimenti di Cavagnolo (Torino) e Casale Monferrato (Alessandria). Per gli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) i giudici hanno dichiarato di non doversi procedere perché il reato è prescritto.

Risarcimenti milionari sono stati decisi dal tribunale a favore delle parti civili che si sono costituite nel processo Eternit. Spiccano i risarcimenti decisi a favore del Comune di Casale Monferrato (25 milioni di euro), della Regione Piemonte (20 milioni), dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro Inail (15 milioni) e del comune di Cavagnolo (4 milioni). Alle centinaia di familiari viene riconosciuto un risarcimento medio di 30.000 euro ciascuno.

Alcuni parenti delle vittime della strage collegata agli stabilimenti Eternit sono scoppiati in lacrime alla lettura della sentenza, giunta dopo due anni e 66 sedute di processo. La sentenza "rende giustizia alle famiglie", ha commentato Bruno Pesce, presidente della Aneva, l'associazione che riunisce i familiari delle vittime dell'amianto. "I 16 anni inflitti agli imputati - ha aggiunto Pesce - dimostrano che nell'accaduto vi furono consapevolezza e dolo. Purtroppo - ha concluso - il disastro che hanno provocato è ancora in corso".

"È una sentenza che senza enfasi si può definire davvero storica, sia per gli aspetti sociali che per gli aspetti strettamente tecnico-giuridici", ha commentato il ministro italiano della Salute, Renato Balduzzi. Ma la battaglia contro l'amianto, ha proseguito il ministro, "non si chiude con una sentenza, sia pure una sentenza esemplare, ma continua nell'attività amministrativa e nell'impegno delle istituzioni e dei cittadini, soprattutto nella consapevolezza da parte di ognuno che non si tratta di una battaglia locale, ma nazionale, anzi mondiale".

I legali dei due imputati avevano chiesto per entrambi l'assoluzione per non aver commesso il fatto: secondo le difese il 91enne de Cartier, dal 1971, aveva ricoperto solo "un ruolo minoritario senza compiti operativi", mentre il 65enne Schmidheiny avrebbe provveduto a fare diversi investimenti per la sicurezza dei lavoratori, in base alle conoscenze dell'epoca sull'amianto. L'avvocato Astolfo Di Amato, uno dei legali di Schmidheiny, aveva messo in dubbio la validità stessa di un processo celebrato a più di trent'anni di distanza dai fatti contestati.

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