Navigation

Facebook lancia Rooms, stanze per vedere amici

Novità in arrivo. KEYSTONE/GAETAN BALLY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 aprile 2020 - 21:15
(Keystone-ATS)

Facebook lancia un nuovo servizio di videochiamate di gruppo multipiattaforma.

Si chiama Messenger Rooms e dà modo all'utente di creare una stanza in cui entrare da Facebook, Messenger e, a breve, da WhatsApp, Instagram Direct, Portal (lo schermo smart di Facebook), e anche senza avere un account. Consente di fare videochat tra 16 persone, che in futuro saliranno a 50.

Presentato dal Ceo Mark Zuckerberg, Messenger Rooms è utilizzabile per scuola e lavoro ma si pone come luogo in cui incontrare gli amici, grazie anche alla presenza di filtri e alla possibilità di personalizzare la location, dalla spiaggia a una festa di compleanno, con realtà virtuale e aumentata.

La novità sfida app come Zoom e HouseParty, gettonatissime in questo momento di quarantena e distanziamento sociale.

Rooms va in direzione dell'integrazione delle piattaforme perseguita da Facebook.

Sul fronte della privacy, Messenger Rooms non usa la crittografia end-to-end, ma chi apre una stanza su Facebook o Messenger ha il controllo di chi entra. Può decidere di renderla aperta a tutti i propri contatti o solo ad alcuni, oppure inviare un link con l'invito. Quando inizia la videochat, la stanza si chiude, e se un partecipante non è gradito, o si è imbucato, può essere espulso.

"Messenger Rooms è un modo nuovo per trascorrere del tempo con amici e familiari tramite videochiamate di gruppo quando non è possibile incontrarsi di persona", spiega Facebook. L'obiettivo è creare un'atmosfera più rilassata rispetto alle classiche videoconferenze, perché per le stanze non c'è bisogno di impostare un orario preciso né una lista definita di partecipanti.

Messenger Rooms ricorda nel nome Facebook Rooms, una app lanciata nel 2014 da Zuckerberg e pensata per aprire stanze di dibattiti su determinati argomenti, in modo simile alle chat room anni Novanta. La app non ha avuto successo ed è stata chiusa a fine 2015.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.