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DOMODOSSOLA - Hanno sfidato le acque veloci di un torrente alpino e sono annegati. Praticavano il canyoning, uno di quegli sport ad alto tasso di adrenalina che negli ultimi tempi hanno cominciato a raccogliere un numero sempre maggiore di proseliti, i due escursionisti olandesi che ieri hanno perso la vita tra le montagne dell'Ossola (Vco) verso il confine tra il Piemonte e la Svizzera. La tragedia si è consumata nel rio Variola, in Val Bognanco, alle spalle di Domodossola. Le vittime, entrambe trentenni, facevano parte di una comitiva di cinque persone, tutte della stessa nazionalità.
Fare canoying, o torrentismo, vuol dire scendere a piedi lungo corsi d'acqua che solcano, in fortissima pendenza, strette gole scavate nella roccia. La Val Bognanco, conosciuta come "il paese delle cento cascate", è il paradiso dei torrentisti, tanto che dal 14 al 23 agosto ospiterà un raduno internazionale.
L'allarme è scattato alle 17, quando due dei cinque olandesi, avendo perso di vista gli altri, hanno intuito il peggio, si sono fermati e hanno chiamato i carabinieri. Individuare il punto esatto è stata un'impresa. Gli operatori del soccorso alpino, inoltre, non sono riusciti a calarsi dall'elicottero perchè il forte vento faceva oscillare troppo il verricello: è stato necessario risalire il Variola a piedi prima di recuperare - ormai erano quasi le due del mattino - i sopravvissuti. Le vittime erano state travolte da una delle undici cascate (la maggiore delle quali di 35 metri) che rendono il rio così attraente per i torrentisti.
Secondo i soccorritori a tradire gli olandesi sono state l'inesperienza e la cattiva conoscenza dei luoghi. "Non erano in grado - spiega Felice Darioli, responsabile del soccorso alpino della Valdossola - di affrontare quel tratto. Anche i tre illesi, recuperati a lato della montagna, erano spaventati e incapaci di proseguire il cammino". "Noi - aggiunge Roberto Schenone, vicepresidente dell'Aic (associazione italiana canyoning), che si trova a Bognanco per organizzare il raduno - avremmo sconsigliato la discesa. Ci voleva una grande perizia e una grande preparazione". La corrente era fortissima e la profondità superiore al consueto perchè - è stato riferito - a monte c'era una presa idroelettrica inattiva che continuava a scaricare acqua. I cinque erano ospiti di un campeggio a Druogno, in Valle Vigezzo, insieme a un sesto connazionale che, leggermente infortunato, non aveva preso parte alla gita: pare che fosse lui il più esperto del gruppo.
"Il raduno di agosto - spiega Schenone - ha come titolo 'Sicuramente Torrentismò proprio perchè è un invito a riflettere sul tema della sicurezza. Faccio canyoning da vent'anni, so che presenta elementi di rischio e per questo invito chiunque lo voglia praticare a rivolgersi a qualcuno più esperto, alle guide, al Cai, ai professionisti. Il nemico è l'improvvisazione. E le regole sono prepararsi e informarsi".

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SDA-ATS