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Fallimenti aziendali in netto calo, effetto misure anti-coronavirus

In genere comincia tutto con un precetto esecutivo. KEYSTONE/GAETAN BALLY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 04 agosto 2020 - 16:00
(Keystone-ATS)

La crisi del coronavirus non ha ancora avuto un impatto sui fallimenti, che sono addirittura nettamente diminuiti sulla scia dei provvedimenti adottati per contrastare l'epidemia.

In luglio le aziende che hanno dovuto chiudere per insolvenza sono state 259, il 38% in meno in meno dello stesso mese del 2019.

Stando alla società di informazioni economiche Bisnode D&B, che oggi pubblica i dati, le iniezioni di liquidità promosse dalla Confederazione nell'ambito delle misure di sostegno all'economia sembrano aver permesso a molte imprese in pericolo di resistere.

Il numero delle bancarotte è diminuito in quasi tutti i settori, ad esempio nel commercio al dettaglio (-26%), in quello all'ingrosso (-29%), nel settore alberghiero e della ristorazione (-49%) e fra gli artigiani (-54%). Tuttavia, questa tendenza dovrebbe invertirsi al più tardi nel quarto trimestre del 2020, mettono in guardia gli specialisti di Bisnode D&B.

Ai fallimenti per insolvenza vanno poi peraltro anche aggiunti quelli per lacune nell'organizzazione (articolo 731b del Codice delle obbligazioni), che sono stati 166 (+17%). Il numero complessivo sale così a 425 (-24%).

Spostando lo sguardo sull'insieme dei primi sette mesi dell'anno, sono state 2129 le imprese che hanno dovuto far fronte a un procedimento per insolvenza, con un calo del 22% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Altre 1158 sono state chiuse per lacune dell'organizzazione (numero quasi identico al 2019), per un totale di 3287 fallimenti (-16%).

In questo ambito sono disponibili dati disaggregati regionali. Il Ticino mostra 152 realtà incapaci di far fronte ai pagamenti (-42%) e 315 fallimenti totali (-39%), i Grigioni rispettivamente 32 (-36%) e 53 (-23%). A livello di bancarotte il sud delle Alpi mostra la contrazione maggiore in Svizzera, se si fa astrazione di realtà piccolissime quali Glarona e Obvaldo.

Se vi sono aziende che chiudono, altre aprono i battenti: le nuove iscrizioni a livello nazionale sono state 26'455 nei primi sette mesi (-1%). Il Ticino mostra però il calo maggiore del paese: -18% a 1157. Il cantone italofono rimane peraltro una delle zone elvetiche più dinamiche sotto questo aspetto, superato in numeri assoluti solo da Zurigo (4769 iscrizioni, dato percentualmente invariato), Vaud (2560, -10%), Berna (2260, invariato), Ginevra (2137, -7%), Argovia (1740, +5%), Zurigo (1347, +1%) e Vallese (1166, +2%). I Grigioni sono più staccati (589, +4%).

Per il solo mese di luglio le nuove iscrizioni a livello svizzero si sono attestate a 4506 (+10%). Non sono a disposizione dati regionali.

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