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ROMA - All'interno di Fastweb e di Telecom Italia Sparkle a proposito delle operazioni "Phuncard" e "traffico telefonico" vi erano dirigenti "ben consapevoli della illiceità delle operazioni che dovevano consentire di accumulare grosse somme di denaro frutto dell'attività illecita attraverso il meccanismo della frode dell'iva".
È una delle ammissioni fatte il 9 marzo scorso dall'ex senatore Nicola Di Girolamo, interrogato come indagato nel carcere di Regina Coeli, a Roma, dai pubblici ministeri ai quali è affidata l'inchiesta sul maxi riciclaggio di 2 mln di euro. "Queste operazioni consentivano alle società di aumentare in maniera rilevante il loro fatturato e di avere dei margini apparentemente legali di guadagno che giustificavano commercialmente le operazioni stesse", ha affermato il politico Pdl.
L'ex senatore rispondendo alle domande dei magistrati ha fatto anche i nomi dei funzionari che a suo dire erano al corrente della questione e cioè Stefano Mazzitelli, già amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle, Massimo Comito, già responsabile delle regioni europee della stessa Telecom e Antonio Catanzariti che è stato responsabile del "Carrier sales Italy".
All'origine di tutta l'operazione, secondo l'accusa, ci sarebbe stato Carlo Focarelli, mente finanziaria del raggiro che ha consentito di sottrarre al fisco 365 milioni di euro.
Dal verbale emerge poi che Di Girolamo parla di un compenso personale di 1 milione 700 mila euro in cambio della collaborazione data al 'Gruppo Mokbel'. Di questa somma 200 mila li ebbe per quanto riguarda l'operazione "Phuncard", anche se lui non svolse un ruolo attivo mentre l'altra somma di 1 milione e 500 mila la ricevette per l'operazione "traffico telefonico".

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SDA-ATS