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I divieti d'entrata emessi dalla Confederazione, preoccupata dalla possibilità che estremisti islamici diffondano le loro idee radicali nel paese, sono considerevolmente aumentati negli ultimi mesi. Lo ha detto la direttrice di fedpol Nicoletta della Valle.

"Dall'inizio di dicembre abbiamo pronunciato, su mandato del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), 14 divieti d'entrata in Svizzera nei confronti di viaggiatori sospettati di avere motivazioni legate al jihadismo", ha precisato la della Valle in un'intervista pubblicata oggi dal settimanale svizzerotedesco "NZZ am Sonntag". Un numero notevole: nei sei mesi in questione infatti i casi sono stati più numerosi degli undici mesi precedenti.

Nell'intervista, la direttrice di fedpol ricorda che il problema dei "viaggiatori della Jihad" rappresenta "una grande sfida" per la giustizia elvetica, che deve stabilire "limiti corretti tra violazione della libertà di pensiero e minaccia reale".

Nicoletta della Valle sottolinea anche il ruolo dei "social network", che facilitano e accelerano un'eventuale radicalizzazione: "un giovane di 15 anni può vivere un'evoluzione in questo senso a casa sua, davanti allo schermo del suo computer, senza che nessuno dei suoi famigliari se ne renda conto subito".

Le possibilità di intervento vanno di gran lunga al di là del margine di manovra della polizia, secondo la della Valle: "la Svizzera non è un paese in cui si può semplicemente proibire l'accesso a Facebook o Twitter". La polizia può, per contro, ricorrere alla collaborazione dei fornitori di accesso internazionali, che "in caso di incitazione alla violenza o in caso di propaganda, devono reagire".

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SDA-ATS