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Venti procedimenti penali sono attualmente in corso contro presunti jihadisti in Svizzera, ma la situazione non è radicalmente mutata dopo gli attacchi di Parigi e Copenaghen, poiché non v'è alcun indizio di una minaccia concreta in territorio elvetico, ha sottolineato davanti ai media il capo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) Markus Seiler.

La menzione della Svizzera in un recente video dell'autoproclamato Stato Islamico non indica un obiettivo elvetico preciso. Seiler ammette tuttavia che attacchi sanguinosi come quelli di Parigi rimangono possibili. Basti pensare che l'attentatore di Copenaghen si è ispirato a quanto è successo nella capitale francese.

La "task force" federale contro la minaccia jihadista teme in effetti un aumento del fenomeno dei cosiddetti "lupi solitari". La principale sfida che pone questa forma di terrorismo consiste nell'individuare precocemente i potenziali autori isolati senza recare pregiudizio alle libertà individuali. A ciò si aggiunge la difficoltà di proteggere le eventuali vittime.

In generale, la Svizzera può essere interessata sotto vari aspetti, sia come Paese di transito o di provenienza di tali "volontari della jihad" sia come loro luogo di dimora, sottolinea il rapporto della task. La perpetrazione di attentati come quelli di Parigi o Copenaghen non può essere esclusa a priori. Non si può neppure scartare l'ipotesi di un attacco contro interessi o cittadini di Stati occidentali coinvolti nella coalizione anti ISIS.

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SDA-ATS