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Ferguson: Obama e guardia nazionale non fermano scontri

Sono passati dieci giorni da quando il 18enne nero Michael Brown è stato ucciso da un poliziotto, ma a Ferguson le proteste non si placano. Nonostante la presenza dell'esercito e l'invito di Obama a "manifestare in maniera pacifica", anche ieri sera il sobborgo di St. Louis, diventato il simbolo delle tensioni razziali che persistono nella società americana, è stato teatro di nuovi scontri. Sei feriti e 78 arresti è il bilancio degli incidenti che, ha detto Ron Johnson, capo della polizia stradale del Missouri, sono provocati da un piccolo gruppo di delinquenti che aspettano la sera per agire.

Anche ieri, per ore, la protesta è stata pacifica, ma la tensione era tangibile con la polizia ancora una volta in tenuta antisommossa e la presenza della Guardia nazionale. La situazione è degenerata quando alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie, pietre e molotov contro la polizia. A quel punto gli agenti, supportati da un elicottero e da mezzi blindati, hanno ordinato più volte alla folla di disperdersi, poi è partito il lancio di lacrimogeni verso i manifestanti. Una trentina di persone sono state arrestate, tra cui una sopravvissuta all'Olocausto di 90 anni, mentre i feriti sono sei, compresi quattro poliziotti e un fotoreporter.

Johnson ha subito detto che la polizia non ha sparato nessun colpo, affermando che i proiettili sono partiti dalla folla di dimostranti ed ha ribadito che la situazione è esplosa a causa di "una minoranza di delinquenti". Ha poi confermato che il coprifuoco non sarà imposto nemmeno questa sera. Sui disordini è intervenuto nuovamente il presidente Usa Obama: "L'impiego della guardia nazionale a Ferguson deve essere limitato", ha detto. "È evidente che una piccola minoranza di persone sta causando disordini, ma il diritto di riunirsi e di parlare liberamente deve essere tutelato. Non ci sono scuse per l'uso eccessivo della forza da parte della polizia", ha detto.

Obama ha poi annunciato che domani il ministro della Giustizia, Eric Holder, andrà a Ferguson per incontrarsi con l'Fbi già sul posto per indagare sulla morte di Michael mentre si attendono i risultati dell'autopsia dei federali. L'altro esame autoptico, dopo il primo effettuato dall'ufficio di medicina legale della contea, è stato eseguito dal dr. Michael Baden, uno dei patologi più noti del Paese, ha rivelato che il 18enne è stato colpito da 6 proiettili, ma quello fatale è stato l'ultimo, sparato contro la testa.

Il medico ha anche aggiunto che sul corpo non ci sono segni di colluttazione, fatto questo che smentirebbe la tesi della polizia secondo cui la vittima avrebbe tentato di afferrare la pistola dell'agente Darren Wilson e ne è nato uno scontro fisico. Testimoni hanno sempre raccontato che Michael era disarmato quando il poliziotto gli ha sparato. E ora spunta anche un video a ribadire la tesi.

A fornirlo è stata una ragazza, Piaget Crenshaw, che ha assistito, per caso, all'uccisione di Michael. Piaget ha raccontato di aver visto Brown e il poliziotto litigare. L'agente ha cercato di tirare Michael dentro l'auto, ma lui è riuscito a divincolarsi. Quindi, il poliziotto ha sparato dal finestrino mancando Michael. A un certo punto il ragazzo si è fermato, si è girato con le mani alzate e in quel momento l'agente ha sparato. La dinamica dell'uccisione rimane ancora poco chiara e nessuna accusa è stata formulata nei confronti del poliziotto. A questo proposito, il procuratore della contea di St. Louis ha fatto sapere che il grand jury incaricato di decidere se incriminarlo o meno, inizierà a esaminare le prove da domani.

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