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La nuova regolamentazione del marchio "swiss made", in vigore dall'inizio dell'anno, ha già effetti positivi per l'industria orologiera elvetica e contribuirà probabilmente a rilanciare il mercato del lavoro del settore.

Lo ha affermato oggi a Ginevra Jean-Daniel Pasche.

I subappaltatori sono più ottimisti e "ci confermano" che lo swiss made ha consentito di avviare "nuove attività", ha sottolineato Pasche, presidente della Federazione dell'industria orologiera (FH), intrattenendosi con la stampa a margine dell'assemblea generale.

Dato che i marchi non forniscono dati relativi al valore del mercato in Svizzera, è tuttavia difficile stabilire con certezza la portata di questo contributo.

La Federazione è contattata quotidianamente dalle aziende che chiedono informazioni per attuare la nuova regolamentazione. Alcune ad esempio, si muovono per rimpatriare parte delle attività, come richiesto dal label, secondo il quale il 60% dei costi di produzione dell'orologio (cinturino escluso) devono essere realizzati in Svizzera.

Una valutazione più dettagliata sarà possibile solo dopo il periodo di transizione, che scadrà alla fine del 2018. Secondo Pasche non vi saranno conseguenze per l'arrivo dei nuovi "orologi connessi" (o smartwatch) elvetici: le linee direttive emanate dal Consiglio federale prevedono infatti che i componenti destinati alla connessione di questi orologi ai dispositivi elettronici possono infatti essere realizzati all'estero.

Un altro vantaggio dello swiss made, secondo il presidente della FH, è che lo stabilizzarsi delle esportazioni, fenomeno che sembra essere confermato per il 2017, "contribuirà a ricreare posti di lavoro" nel settore in Svizzera. Settore che nel 2016 ha subito una brusca contrazione, perdendo circa 2000 impieghi.

Nel corso dell'assemblea generale sono stati eletti due nuovi vicepresidenti: per la prima volta una donna assumerà questa funzione, si tratta di Carole Decosterd, di Rolex Ginevra, affiancata dal direttore finanziario di Swatch Group Thierry Kenel.

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SDA-ATS