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Joseph Blatter ha annunciato a sorpresa le dimissioni da presidente della Federazione mondiale di calcio (Fifa) una settimana dopo la retata anti-corruzione partita da un'inchiesta dell'FBI che ha portato all'arresto a Zurigo di sette dirigenti del calcio mondiale.

In un incontro con la stampa in cui non erano previste domande, Blatter ha spiegato ieri sera di voler favorire "un profondo rinnovamento" dell'organizzazione: "Ho riflettuto profondamente sulla mia presidenza e su circa 40 anni in cui la mia vita è stata indissolubilmente legata alla Fifa e al grande sport del calcio, ho amato la Fifa più di ogni altra cosa e voglio fare solo ciò che è meglio per la Fifa e per il calcio".

Positive le prime reazioni: Michel Platini, il presidente dell'Unione europea delle federazioni calcistiche (Uefa) che aveva sollecitato un passo indietro, ha applaudito alla "decisione difficile" di Blatter, "una decisione coraggiosa, la decisione giusta". Anche l'alleato russo di Blatter, con il ministro dello Sport Vitaly Mutko, ha definito "inattesa" e "coraggiosa" questa scelta. La Coca-Cola, partner della Fifa, ha parlato di "un passo positivo per il bene dello sport, del calcio e dei suoi tifosi".

Le dimissioni annunciate dopo 17 anni al timone della Fifa e appena quattro giorni dopo la rielezione a un quinto mandato sono arrivate mentre la Fifa è scossa da arresti, tangenti, sospetti sull'assegnazione delle ultime rassegne iridate, da Germania 2006 a Sudafrica 2010, da Brasile 2014 sino a Russia 2018 e Qatar 2022.

Dagli Stati Uniti trapela che l'inchiesta si sta concentrando proprio sul 79enne dirigente svizzero, in attesa che qualcuno dei sospettati lo chiami in causa. Il cerchio, insomma, si stringe, anche perché il New York Times ha rivelato che gli inquirenti americani ritengono che sia stato il segretario generale e numero due della Fifa, il francese Jerome Valcke, l'alto rappresentate che trasferì 10 milioni di dollari da alcuni conti correnti della Fifa a quelli di Jack Warner, l'ex vicepresidente accusato di aver incassato tangenti dal Sudafrica per i mondiali del 2010.

Blatter ha quasi fatto mea culpa sulla sua ricandidatura: le elezioni sono passate, "non sono però finite le sfide per la Fifa, che ha bisogno di un profondo rinnovamento. E io - ha ricordato - ho avuto un mandato dai membri della Fifa, non da tutto il mondo del calcio, e cioè i tifosi, i giocatori, i club e le persone che vivono, respirano e amano il calcio tanto quanto tutti noi della Fifa". "Adesso sono libero dai vincoli di un'elezione e potrò concentrarmi sulle profonde riforme che sono necessarie. Ci lavoriamo da anni, ma non basta", ha aggiunto Blatter.

"Il Comitato Esecutivo - ha precisato il colonnello a riposo - include rappresentanti di federazioni su cui non abbiamo controllo, ma delle cui azioni la Fifa è responsabile. Il numero dei membri del Comitato Esecutivo va ridotto e i suoi membri dovrebbero essere eletti dal congresso della Fifa. I controlli sui membri del Comitato Esecutivo devono essere organizzati centralmente dalla Fifa, non dalle confederazioni. C'è bisogno di limiti di mandato non solo per il presidente, ma per tutti i membri del Comitato Esecutivo. Ho lottato per questi cambiamenti, ma come tutti sanno i miei sforzi sono stati bloccati. Questa volta, ci riuscirò".

Se Blatter si è alla fine arreso "per il bene della Fifa", continuerà ad esercitare le sue funzioni fino alla prossima elezione: "Il prossimo congresso ordinario della Fifa - ha detto - si terrà il 13 maggio 2016 a Città del Messico. Questo creerebbe inutili ritardi e io esorto il Comitato Esecutivo ad organizzare un Congresso Straordinario per l'elezione del mio successore alla prima occasione. Questo dovrà essere fatto in linea con gli statuti della Fifa e dobbiamo dare il tempo sufficiente ai candidati migliori per presentarsi e per la campagna elettorale".

Possibile dunque che il prossimo Congresso si tenga "tra dicembre 2015 e marzo 2016", come annunciato da Domenico Scala, presidente del Comitato di Controllo e di Vigilanza della Fifa. Troppo presto, ovviamente, per cominciare il toto-nomi (ma il principe Ali al-Hussein ha fatto subito sapere che si ricandiderà), non per immaginare come il 'game over' di Blatter riporti serenità nel mondo del calcio ed eviti lo strappo con l'Uefa di Michel Platini. Il quale, con le dimissioni dell'"amico" Blatter, non dovrebbe avere più alcuna remora a presentare la propria candidatura.

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SDA-ATS