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Sepp Blatter ce l'ha fatta. Nonostante lo scandalo che ha travolto la Fifa, è di nuovo presidente della Federazione del calcio mondiale.

Il principe giordano Ali bin Al-Hussein, dopo la fumata nera alla prima votazione (133 voti per Blatter contro i 73 di Al-Hussein), ha ritirato la sua candidatura, e il 79enne svizzero è stato riconfermato e resta al potere da 17 anni.

"Sarò il presidente di tutti", ha affermato Blatter che ha "promesso" che tra quattro anni lascerà "una Fifa più forte" al suo successore". "Non sono perfetto, nessuno lo è, grazie per la fiducia che mi avete dato", ha aggiunto Blatter, "ringrazio tutti per avermi dato la possibilità di guidare ancora il calcio per i prossimi 4 anni". Il principe Ali bin Al-Hussein ha ringraziato tutti, "soprattutto quanti di voi - ha detto - sono stati così coraggiosi da votarmi. È stato un meraviglioso viaggio".

Dopo il terremoto delle inchieste per corruzione, la Fifa ora prova a rialzare la testa al suo 65esimo congresso. Prima della votazione, nel suo intervento, Sepp Blatter aveva lanciato un appello al rinnovamento della Federazione proponendosi come il traghettatore in grado di "riparare" il calcio mondiale dopo il "cataclisma" per condurlo "in un porto" sicuro.

In un discorso che ha ricevuto un nutrito applauso e nessun fischio, il 79enne dirigente elvetico aveva ribadito l'estraneità della sua gestione alle tangenti: "Gli accusati, se si dimostrerà che sono colpevoli, sono individui, non l'organizzazione nel suo complesso". Poi è arrivata la richiesta alle 209 federazioni di "serrare i ranghi" e di mostrare "spirito di squadra per poter andare avanti tutti insieme".

"Siamo a un punto di svolta e dobbiamo andare avanti insieme", con "disciplina e fair play", aveva esortato ancora l'uomo che guida la Fifa dal 1998. Blatter era comunque nettamente favorito sul suo unico rivale, il 39enne principe giordano Ali bin Hussein, suo vice dal 2011. Anche se Canada e Usa si sono accodati al grosso dell'Uefa nell'annunciare il loro voto per lo sfidante, l'Africa era con il presidente uscente come gran parte dell'Asia, esclusa forse qualche federazione mediorientale.

Intanto almeno nel mondo del calcio è tregua tra palestinesi e israeliani: una stretta di mano tra i presidenti delle Federazioni calcistiche di Palestina e Israele ha infatti sancito all'Hallenstadion di Zurigo la rinuncia palestinese a mettere al voto una sospensione degli israeliani. I palestinesi protestavano per diverse azioni, tra cui il fatto che Israele consenta a diverse squadre di colonie nei territori palestinesi occupati di partecipare al suo campionato. "Lavoreremo insieme", ha detto l'israeliano Ofer Eini al collega palestinese Jibril Rajoub, prima della stretta di mano. E siccome Rajoub non si muoveva dal suo posto, Eini ha attraversato tutta la sala per andare a cercarlo e siglare il gesto d'amicizia.

"Il calcio deve servire a tendere ponti di pace", ha aggiunto. "Lasciamo che siano i politici a fare politica. Uniamo le forze, collaboriamo. Le differenze, se ce ne sono, dovremmo riuscire a superarle ascoltandoci l'un l'altro". Su richiesta palestinese, il Congresso ha approvato la creazione di un meccanismo che verificherà che Israele non metta ostacoli al calcio palestinese e che analizzerà la partecipazione nel campionato israeliano delle squadre di colonie ebraiche.

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SDA-ATS