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Le autorità filippine hanno dichiarato concluso l'assedio di Zamboanga dopo 20 giorni di combattimenti contro i ribelli separatisti islamici asserragliati in alcuni quartieri. Lo ha comunicato lo stesso esercito di Manila sul suo profilo Twitter, mettendo così fine a una crisi costata quasi 200 morti e 100'000 sfollati in questa città dell'isola meridionale di Mindanao.

Ieri sera, l'esercito aveva annunciato di aver portato in salvo gli ultimi sei civili tra i 195 residenti presi in ostaggio il 9 settembre, quando centinaia di guerriglieri del Mnlf (Fronte Nazionale di Liberazione Moro) si erano rifugiati in alcuni villaggi costieri dopo essere stati respinti nel loro blitz, col quale intendevano issare la bandiera separatista sul municipio di Zamboanga.

Da allora, migliaia di soldati sono stati impegnati nelle operazioni di riconquista delle aree in mano ai ribelli. In tutto, sono stati uccisi almeno 166 miliziani, oltre a 12 civili e a 23 tra soldati e poliziotti. Altri 238 guerriglieri sono stati catturati.

La crisi rischia di complicare gravemente il processo di pace a Mindanao, dopo le speranze nate dall'intesa per una maggiore autonomia raggiunta l'anno scorso tra Manila e un altro gruppo ribelle, il Milf; dalle trattative era stato escluso il Mnlf, che nel 1996 aveva raggiunto un altro accordo con il governo senza però mai implementarlo. Il conflitto separatista, per ottenere l'indipendenza da un arcipelago a maggioranza cattolica, ha causato oltre 120'000 morti negli ultimi quattro decenni.

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SDA-ATS