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È salito ad almeno 31 morti e 170 dispersi il bilancio del naufragio del traghetto avvenuto ieri sera al largo di Cebu, nel centro delle Filippine, dopo il violento scontro con una nave cargo. Ma a oltre 24 ore di distanza, il timore è che le vittime alla fine raggiungeranno quota 200, anche perché le operazioni di soccorso oggi sono state interrotte a causa del maltempo e saranno riprese solo domani mattina.

Il traghetto "Thomas Aquinas", in dirittura d'arrivo al porto di Cebu con 831 persone a bordo, è colato a picco con le sue 11'000 tonnellate di stazza dopo essere stato sventrato dall'impatto con la portacontainer "Sulpicio Express 7" a un paio di chilometri dalla costa, in condizioni di mare calmo.

Data l'ora serale, sulla zona era calato un buio quasi completo e a causa della rapidità con cui è avvenuto il naufragio, solo una decina di minuti, molti passeggeri non hanno fatto in tempo a buttarsi in mare con i giubbotti di salvataggio. La nave cargo, pur con un'enorme ammaccatura sulla prua, è rimasta a galla.

Tra ieri sera e questa mattina sono state tratte in salvo 629 persone tra passeggeri e membri dell'equipaggio, in diversi casi grazie all'aiuto di pescherecci. A bordo del traghetto c'erano anche 58 bambini, ma non è ancora chiaro quanti siano stati salvati. Molti dei sopravvissuti soffrono di nausea, per aver ingerito acqua di mare mista al carburante fuoriuscito dal traghetto affondato.

Durante le operazioni di ricerca dei dispersi, i sommozzatori hanno individuato dei corpi attraverso gli oblò del relitto, ma non sono riusciti a entrare per mancanza dell'equipaggiamento necessario. Nel pomeriggio di oggi, di fronte al mare mosso e alla precaria visibilità portata da un tifone, il lavoro dei soccorritori è stato fermato.

L'esatta dinamica dell'incidente non è stata ancora accertata. Secondo l'ammiraglio Luis Tuason, che guida le operazioni della Guardia costiera, una delle due navi ha violato una delle regole sulla corsia da seguire in entrata e in uscita dal porto. Un altro alto funzionario delle autorità marittime, Arnie Santiago, ha aggiunto che lo stretto che porta a Cebu è un noto punto pericoloso, che già in passato ha portato a incidenti minori.

I traghetti filippini rappresentano uno dei principali mezzi di trasporto nell'arcipelago, formato da 7.100 isole e abitato da poco meno di 100 milioni di persone, che in grande maggioranza non possono permettersi un viaggio aereo. Decine, e a volte centinaia di persone muoiono ogni anno in incidenti marittimi nel Paese, causati per lo più dal sovraffollamento e dall'età delle unità: il "Thomas Aquinas" era stato costruito 40 anni fa.

La più grave tragedia marittima nazionale rimane il naufragio di un traghetto vicino a Manila nel 1987, quando oltre 4.300 persone morirono dopo l'impatto con una petroliera - gestita dalla stessa compagnia proprietaria della nave cargo coinvolta nell'incidente di Cebu. Nel 2008, un altro traghetto si rovesciò durante un tifone al largo dell'isola centrale di Sibuyan, causando quasi 800 morti.

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SDA-ATS