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Il contributo svizzero all'allargamento dell'Unione europea ha permesso di finanziare in dieci anni 210 progetti in dieci Paesi dell'Europa dell'Est.

Grazie al cosiddetto "miliardo di coesione", la Confederazione ha contribuito alla riduzione delle disparità economiche e sociali e ha potuto consolidare i rapporti con i nuovi stati membri dell'UE.

Per la Divisione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) il bilancio di dieci anni di misure è positivo, non solo per i Paesi beneficiari ma anche per la Svizzera.

L'attuazione di progetti legati al contributo svizzero all'allargamento, iniziata nel 2008, è terminata il 14 giugno di quest'anno. "In linea di massima, gli obiettivi definiti originariamente non solo sono stati raggiunti, ma in alcuni progetti addirittura superati", secondo l'ambasciatore Raymund Furrer, capo del settore Cooperazione e sviluppo economici presso la SECO.

La Svizzera ha concordato con i vari stati i progetti che dovevano perseguire uno dei cinque obiettivi definiti da Berna per ridurre le disparità economiche e sociali all'interno dell'UE allargata. Il 39% dei mezzi messi a disposizione dalla Confederazione è stata impiegata nel settore della protezione dell'ambiente, il 27% per sostenere la crescita economica e migliori condizioni di lavoro, il 16% per migliorare la sicurezza sociale, il 9% per incrementare la sicurezza, e il 7% per promuovere partenariati tra istituzioni svizzere e locali .

Grazie ai progetti sostenuti dalla Svizzera in Estonia, Lituania, Polonia, Slovenia e Ungheria è stato possibile ridurre le emissioni di gas serra di circa 100 000 tonnellate di CO2 all'anno investendo nell'efficienza energetica e nelle energie rinnovabili. Inoltre in Polonia e Repubblica Ceca, Berna ha contribuito ad ampliare la rete di mezzi pubblici, hanno spiegato DSC e SECO. In Lituania è stata migliorata la formazione del personale sanitario e modernizzata l'infrastruttura ospedaliera e si è riusciti a ridurre di circa l'80% il tasso di mortalità neonatale.

Sono pure stati forniti microcrediti, capitali e garanzie a numerose imprese grazie ai quali è stato possibile creare migliaia di nuovi posti di lavoro in Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Inoltre sono stati istituiti fondi per sostenere organizzazioni non governative locali attive nel settore sociale e ambientale in tutti i Paesi interessati, ad eccezione di Malta.

Anche la Svizzera però ha tratto benefici da questi finanziamenti, hanno sottolineato DSC e SECO. Circa il 10% dei contributi concessi, infatti, è andato a imprese, associazioni e scuole universitarie svizzere coinvolte nei programmi. È stata inoltre rafforzata la cooperazione nel campo della ricerca e sono stati promossi partenariati in quest'ambito. Ad esempio in Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca e Ungheria sono stati istituiti dei "fondi di partenariato" dotati di quasi 16 milioni di franchi, con i quali sono stati sostenuti 200 piccoli progetti attuati un'organizzazione svizzera in collaborazione con una locale.

Alcuni progetti attuati nell'ambito contributo all'allargamento, come ad esempio quelli per migliorare la protezione delle frontiere esterne dello spazio Schengen o a ridurre l'emissione di gas serra, hanno avuto vantaggi diretti per la Confederazione, hanno concluso i responsabili.

Il contributo all'allargamento dell'Ue è stato approvato in votazione popolare nel novembre 2006. L'anno seguente il Parlamento ha votato un credito quadro di un miliardo di franchi a favore dei dieci Paesi dell'Europa centrale e dell'Est entrati nell'UE nel 2004. Nel 2009 ha stanziato un secondo credito di 257 milioni di franchi a favore di Bulgaria e Romania, entrate nell'UE nel 2007, e altri 45 milioni di franchi a favore della Croazia sono stati votati nel 2014. Globalmente il contributo elvetico ammonta a 1,302 miliardi di franchi.

SDA-ATS