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Un risultato vergognoso per dei negoziati durati anni, un'ulteriore genuflessione "di fronte a potenze straniere". È con toni sferzanti, al limite dell'invettiva, che l'Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) giudica l'accordo fiscale italo-svizzero siglato ieri a Milano tra la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf e il ministro del Tesoro italiano Pier Carlo Padoan. Verdi ticinesi e Lega pronti a combattere l'intesa.

Roma e Berna si sono decise a firmare il protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni, ciò che permetterà lo scambio di informazioni su richiesta tra i due Paesi, scambio che diventerà automatico a partire dal 2017. La Svizzera potrà uscire dalla "black list" italiana dei paradisi fiscali. L'intesa consentirà agli Italiani con capitali in Svizzera di sanare irregolarità a condizioni più favorevoli aderendo al programma "voluntary disclosure".

I due ministri hanno anche siglato una tabella di marcia - o road map - per la tassazione dei lavoratori transfrontalieri e la questione di Campione d'Italia.

Stando a una nota odierna, l'ASNI intende combattere l'intesa. I motivi? Non c'è stato accordo sull'imposizione troppo attrattiva dei frontalieri e nulla di concreto "è stato deciso circa la cancellazione della Svizzera dalle liste nere dell'Italia".

Inoltre, "l'accesso delle banche svizzere al mercato italiano non è stato raggiunto - e continuerà a essere impedito dagli istituti finanziari italiani". Insomma, per l'associazione si tratta di un "risultato vergognoso per dei negoziati durati anni!".

"Questa genuflessione - sottolinea l'ASNI - delle autorità svizzere di fronte al ministro dei debiti italiano, ha finora portato a un unico risultato: l'opposizione dei Ticinesi, dimenticati da Berna, è rafforzata e unita. Già oggi, i Verdi e la Lega annunciano che combatteranno l'accordo".

A tale riguardo, Mauro Damiani, membro del comitato direttivo dell'ASNI, ha puntualizzato all'ats che l'opposizione è palpabile tra i Verdi ticinesi, le cui posizioni sull'immigrazione, come noto, si discostano da quelle del partito nazionale, come verificatosi in occasione della votazione del 9 di febbraio 2014 sull'iniziativa UDC per limitare l'immigrazione.

Benché sia troppo presto per parlare di referendum, Damiani non ha nascosto preoccupazione per quanto ottenuto da Berna, in particolare in merito alla tassazione dei frontalieri, dopo 3 anni di negoziati. In particolare ha criticato la clausola che prevede un ritorno all'accordo del 1974 - "che non ci soddisfa" - qualora la Svizzera dovesse applicare una legislazione sull'immigrazione contraria ai principi Ue di libera circolazione delle persone. Per Damiani, questo è "il nulla, non è negoziazione".

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SDA-ATS