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Dopo anni di pressioni sui paradisi fiscali e le loro pratiche poco trasparenti sui flussi finanziari, l'Ocse apre una nuova battaglia sul fronte della lotta all'evasione.

Stavolta il nemico è la cosiddetta 'ottimizzazione fiscale' delle multinazionali, ovvero la scelta di collocare sedi e filiali in Paesi in cui le tasse sulle imprese sono basse o nulle, evitando così di pagare ben più onerose imposte agli Stati in cui i loro principali introiti sono realizzati. Nel mirino ci sono numerose celebrità del business internazionale, da Google ad Amazon passando per Starbucks e Apple oltre a Ebay e Paypal.

"Non è un'offensiva contro le multinazionali - precisa il direttore per gli affari fiscali dell'Ocse, Pascal Saint-Amans, al quotidiano Le Figaro - ma a favore di un cambiamento delle regole della fiscalità internazionale in modo che i profitti siano tassati là dove sono realizzate le attività.

In Francia e in Italia ma anche in Gran Bretagna negli ultimi mesi le autorità fiscali e giudiziarie hanno passato al setaccio diverse multinazionali che hanno fissato la sede in Olanda, Irlanda o altri Paesi favorevoli. Alcune, come Starbucks hanno accettato di aumentare i loro pagamenti sotto minaccia di boicottaggio, per altre il procedimento è in corso. Google, la cui sede è in Irlanda, è finita nel mirino delle autorità britanniche e della Guardia di Finanza italiana (che ha chiesto 96 milioni di Iva non pagata), così come Ebay e Paypal nel mirino del fisco francese.

Concretamente, l'Ocse si prepara ad esporre il suo progetto in materia al prossimo G20 finanze, in programma il 14 e 15 febbraio a Mosca, e a tradurlo in un piano d'azione dettagliato entro la seconda parte dell'anno. La scelta del vertice dei 20 Grandi non è certo casuale: presentare un progetto del genere all'Unione europea avrebbe infatti significato scontrarsi con l'opposizione di Paesi come il Lussemburgo o l'Irlanda, che hanno fatto dei vantaggi fiscali alle grandi imprese un elemento importante della crescita economica.

E, vista l'unanimità richiesta per le decisioni in materia fiscale, il successo sarebbe stato arduo. Il progetto elaborato dagli esperti Ocse prevede una serie di accorgimenti per impedire che la tassazione di un'azienda sia geograficamente scollegata dall'attività reale, per esempio impedendo la creazione di società che non sono legate ad alcuna attività pratica, le cosiddette 'scatole cinesì, o 'neutralizzando' le società ibride che consentano una doppia nazionalità fiscale, in grado di aggirare controlli e pagamenti.

L'obiettivo è inserire questi principi in una convenzione internazionale, da far poi firmare e applicare da un numero più elevato possibile di Paesi.

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SDA-ATS