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La Corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto la richiesta depositata da un cittadino americano contro la Svizzera dopo la trasmissione nel 2012 di suoi dati bancari alle autorità fiscali degli USA. L'uomo sosteneva ci fosse stata violazione della vita privata.

Secondo la Corte europea, la Svizzera aveva un interesse importante a dare seguito alla richiesta di assistenza amministrativa degli Stati Uniti. Lo scopo era permettere alle autorità americane di identificare eventuali averi dissimulati nella Confederazione, rilevano i giudici di Strasburgo.

I dati bancari concernenti l'interessato erano stati consegnati alle autorità fiscali americane il 14 dicembre 2012. Questa trasmissione era avvenuta nel quadro delle controversie fiscali sorte con gli Stati Uniti riguardo ad averi non dichiarati detenuti in banche elvetiche.

Il fisco americano aveva scoperto nel 2008 che la banca UBS aveva permesso a contribuenti americani di dissimulare il loro patrimonio e i loro redditi alle autorità fiscali americane e aveva consigliato alcuni clienti che non avevano dichiarato i loro conti.

Un accordo, consolidato da un protocollo, aveva permesso all'amministrazione federale dei contribuenti di ordinare ad UBS di trasmettere il dossier delle persone in questione nel quadro dell'assistenza amministrativa con le autorità americane.

Secondo la Corte, la trasmissione dei dati non ha violato il diritto al rispetto della vita privata del ricorrente e nemmeno il principio della non discriminazione.

L'uomo aveva a sua disposizione diverse garanzie effettive e reali per contestare l'invio dei suoi dati bancari e proteggersi contro una messa in atto arbitraria degli accordi conclusi tra la Svizzera e gli Stati Uniti, sottolinea la Corte europea in una sentenza resa nota oggi.

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SDA-ATS