La ripresa economica procede, ma le prospettive si sono indebolite con alcuni dei ''rischi'' divenuti realtà. Fra questi le dispute commerciali e il boom del debito, che viaggia a livelli ben superiori a quelli del 2007, prima della crisi.

Christine Lagarde, direttrice generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), è cauta durante il tradizionale intervento che precede le riunioni di autunno del Fmi, in calendario la settimana prossima a Bali.

L'obiettivo - è il messaggio di Lagarde che ricorre a una metafora della navigazione - è ''manovrare la nave, non andare alla deriva''. Lasciando intravedere la possibilità che il Fondo riveda al ribasso le stime di crescita mondiale nel World Economic Outlook, Lagarde invita la politica a ''non distruggere il sistema degli scambi commerciali globali'' ma a ''ripararlo''.

Un invito che sembra diretto agli Stati Uniti di Donald Trump che, pur avendo siglato un nuovo accordo Nafta con Canada e Messico, sono impegnati in uno scontro frontale con la Cina, nei confronti della quale hanno imposto dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti, aprendo di fatto la strada a una guerra commerciale fra le due superpotenze economiche.

''Le attuali dispute commerciali vanno risolte. La storia ci insegna che anche se è allettante navigare da soli, i Paesi devono resistere alle chiamate delle sirene per l'auto-sufficienza perchè, come le leggende greche ci insegnano, questo porta al naufragio'', spiega Lagarde.

Un altro problema da non sottovalutare è l'esplosione del debito globale, schizzato - fra pubblico e privato - a livelli record: 182'000 miliardi di dollari, circa il 60% in più rispetto al 2007. Un ammontare elevato che rende i ''governi e le società più vulnerabili a una stretta delle condizioni finanziarie. Le economie avanzate devono creare lo spazio necessario per ridurre i deficit di bilancio e instradare il debito su una traiettoria di graduale calo''.

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