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Vengono valutate in modo differenziato le proposte avanzate dal Consiglio federale per arginare la riscossione del capitale di cassa pensione nell'ambito di una riforma della normativa sulle prestazioni complementari.

I partiti di centro destra chiedono misure più incisive, mentre la sinistra non vuole restrizioni sul piano sociale.

Per evitare un eccessivo ricorso alle prestazioni complementari dell'AVS/AI e garantire alle persone veramente bisognose una pensione dignitosa, il Consiglio federale nello scorso novembre ha proposto di vietare la riscossione del capitale pensionistico per avviare un'attività lucrativa indipendente: visto l'alto pericolo di fallimento il rischio è grande che queste persone, una volta pensionate, vadano a carico della collettività. Il prelievo anticipato continuerebbe invece ad essere ammesso per l'acquisto di una casa, considerato una sorta di previdenza per la vecchiaia.

Le conferenze dei direttori cantonali di sanità, affari sociali e finanze, rispondendo alla procedura di consultazione avviata al riguardo, ritengono che le misure governative contribuiscano ad arginare la costante crescita della spesa per le prestazioni complementari. Il Consiglio svizzero degli anziani avanza riserve ricordando che tali prestazioni sono di vitale importanza per oltre 300 mila persone, che in caso di limitazioni finirebbero in assistenza. Anche l'Unione sindacale svizzera (USS) rigetta qualsiasi taglio delle prestazioni.

Il Consiglio federale propone inoltre di limitare i prelievi in contanti dall'avere di vecchiaia, ma solo per quanto riguarda la parte obbligatoria. Due le varianti sul tappeto: esclusione del pagamento in contanti dell'avere di cassa pensione a vantaggio della sola rendita, oppure riscossione della metà dell'avere sotto forma di capitale, mentre l'altra metà andrebbe convertita in rendita. La prima variante, afferma l'USS, è delicata: molti infatti privilegiano questa soluzione, anche se presenta rischi.

I sindacati si dicono invece d'accordo riguardo alle restrizioni concernenti l'avvio di un'attività indipendente, ma non l'Unione svizzera degli imprenditori (UPI) che avverte: molte imprese, senza questi capitali, non sarebbero mai nate e di conseguenza non avrebbero creato posti di lavoro. In generale l'UPI afferma che la riforma, per quanto insufficiente, va nella direzione voluta, ossia quella di rafforzare la responsabilità dei singoli.

Sul fronte dei partiti l'UDC si dichiara contraria: chi si trova nel bisogno dopo aver prelevato il capitale pensionistico dovrebbe essere escluso dagli aiuti complementari. La possibilità di ritirare i fondi dovrebbe comunque essere mantenuta. Grosse perplessità anche da parte del PLR, che giudica il progetto insufficiente. Secondo il partito il governo dovrebbe avviare una vera riforma delle prestazioni complementari con l'obiettivo di sostenere la responsabilità individuale.

Il PPD chiede una riduzione sostanziale dei costi, ma sostiene che l'accento non deve essere posto sulla riduzione delle prestazioni. Dice inoltre sì al divieto di ritirare integralmente il capitale del fondo pensionistico, opinione condivisa dal PS, che approva pure le restrizioni riguardanti l'avvio di un'attività in proprio. Nessun taglio però delle prestazioni complementari.

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SDA-ATS