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È scontro aperto a Kunduz, la città afghana caduta lunedì nelle mani dei talebani, fra forze speciali dell'esercito che hanno sostenuto di averla ripresa e centinaia di militanti armati che però resistono caparbiamente con tecniche di guerriglia urbana.

Uno scenario che ha apparentemente colto di sorpresa i vertici militari afghani. In serata infatti, di fronte alle difficoltà di questa inattesa resistenza degli insorti, è maturata la decisione di lanciare presto una seconda controffensiva militare per chiudere definitivamente la partita.

Intanto, drammaticamente, decine di migliaia di civili hanno scelto di abbandonare negli ultimi quattro giorni Kunduz e la sua periferia, dove più forti sono gli scontri armati, per rifugiarsi nelle province vicine, soprattutto a Taluqan, capoluogo di Takhar.

Qui però le migliaia di famiglie di rifugiati interni, prive di alloggio e con scarsi generi alimentari, vivono una seconda emergenza. Grazie ad un blitz notturno, centinaia di soldati afghani, per lo più aviotrasportati, sono entrati oggi prima dell'alba nel centro di Kunduz senza incontrare alcuna resistenza. Al punto che i responsabili militari ed i portavoce ministeriali si sono sbilanciati nell'annunciare "l'avvenuta liberazione" della città e il "graduale ritorno della vita alla normalità".

La "buona notizia" è stata anche comunicata per video conferenza dal vice comandante delle forze armate, generale Murad Ali Murad, al presidente Ashraf Ghani, sottolineando che l'operazione di riconquista "era stata portata a termine con successo grazie all'aiuto della Coalizione internazionale".

Il capo dello Stato se ne è rallegrato raccomandando che nell'azione di ripulitura dai talebani dell'area abitata fosse "data particolare cura alla protezione dei civili e dei loro beni". "La nostra priorità - ha aggiunto - è riprendere Kunduz, poi vedremo di trovare i responsabili della sua caduta".

La certezza del buon fine dell'operazione aveva spinto anche l'esercito ad autorizzare il trasferimento aereo a Kunduz di una ventina di giornalisti, che avrebbero dovuto documentare il ritorno alla normalità e l'abbandono delle loro posizioni da parte dei talebani. In serata però, dopo una lunga attesa in una stanza dell'aeroporto, sono stati fatti rientrare a Kabul.

Il fatto è che, lungi dal ritirarsi, ha rivelato in un comunicato il loro portavoce Zabihullah Mujahid, i militanti hanno scelto "strategicamente" di non contrastare l'ingresso delle forze speciali nel centro urbano, per poi però organizzarsi in commando di dieci o 12 elementi ed attaccarle.

Questo ha prodotto, come ha dichiarato Abdul Rauf Ibrahimi, presidente della Wolesi Jirga (Camera bassa del parlamento), "duri scontri" fra militari e talebani che sono continuati in città per tutto il giorno. Il repentino mutamento della situazione è stato confermato alla BBC da un commerciante di Kunduz, il quale ha sottolineato che la bandiera dei talebani era stata ammainata dai militari in mattinata dalla centrale Traffic Square, ma che "è riapparsa di nuovo nel pomeriggio".

Gli analisti ritengono che la partita di Kunduz durerà in definitiva ancora qualche tempo e di ciò sembrano ora convinte anche le autorità afghane. Al riguardo il coordinatore del governo, Abdullah Abdullah, ha dichiarato: "Spero che la città possa essere recuperata presto, fra uno o due giorni".

E sulla stessa lunghezza d'onda il portavoce del ministero dell'Interno, Siddiq Siddiqi, ha sostenuto che l'operazione di ripulitura di Kunduz dalle ultime sacche di resistenza "è in corso" e "potrà durare alcuni giorni".

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SDA-ATS