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Si è aperto oggi in Francia il processo nei confronti di cinquantacinque attivisti di Greenpeace accusati di essersi introdotti, nel marzo scorso, nella centrale nucleare di Fessenheim, nell'est del Paese. Al blitz avevano partecipato ventuno tedeschi, sette italiani, tre austriaci, tre ungheresi e due francesi. Ma anche quattro turchi, un australiano e un israeliano. Il verdetto non dovrebbe arrivare prima di venerdì.

Il 18 marzo scorso, gli attivisti erano giunti davanti alla centrale di Fessenheim. Con alcuni di essi che erano riusciti ad accedere in cima al reattore. Obiettivo? Protestare contro i problemi di sicurezza legati al nucleare.

In servizio dal 1977, quella di Fessenheim è la più vecchia centrale transalpina, situata nei pressi del confine tedesco. Il presidente francese, Francois Hollande, ha annunciato, per fine 2016, la sua chiusura. Ma i militanti temono che l'impegno non venga rispettato e chiedono che avvenga in modo più rapido.

Il blitz ha anche suscitato profonde inquietudini circa la facilità con cui i militanti sono riusciti ad accedere all'interno della centrale. Una questione che ha posto seri interrogativi sulla sicurezza. Gli attivisti rischiano fino a cinque anni di prigione. Ma in simili casi già avvenuti in passato, le condanne non hanno mai superato i sei mesi con la condizionale.

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SDA-ATS