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Era in perfette condizioni di salute ma esausto: bloccato a quasi 4000 metri di quota sul versante francese del massiccio del Monte Bianco, lo scorso 18 marzo un alpinista svizzero mentì ai soccorritori per essere recuperato in elicottero.

Sostenne di essere vittima di congelamento. Per "divulgazione di false informazioni per avviare l'emergenza" l'uomo, un trentunenne di Berna, è stato condannato a 3000 euro (circa 3130 franchi svizzeri) di ammenda (sospesa per metà) dal tribunale di Bonneville (Alta Savoia).

La notizia è riportata dai media francesi. L'alpinista era in difficoltà lungo il couloir Lagarde, via di ascesa - classificata come "molto difficile" - della vetta Les Droites (4001 metri). Alle 19.00 con il suo compagno di cordata chiamò la gendarmeria di Chamonix, che gli suggerì di bivaccare sul posto e di terminare la scalata l'indomani.

Due ore dopo telefonò di nuovo ai soccorritori, sostenendo di essere vittima di congelamento. L'elicottero si alzò in volo, li recuperò e li portò in ospedale, da cui uscirono appena mezzora dopo. Per riprendere i propri zaini andarono però in caserma, dove i gendarmi notarono l'assenza di problemi fisici e denunciarono l'alpinista che fece la telefonata.

Lo svizzero, in udienza, ha provato a giustificarsi sostenendo di essere andato in panico, di non aver voluto trascorrere la notte a 4000 metri di quota e affermando che i suoi guanti erano congelati.

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SDA-ATS