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"Non ho nessun obbligo di dover dare spiegazioni": dopo le indiscrezioni di Mediapart.fr sul suo presunto tesoro svizzero da 2,2 milioni di euro, di cui 1,7 milioni in lingotti e monete d'oro, Jean-Marie Le Pen, presidente onorario del Front National, contrattacca.

Per il vecchio leader - già al centro di un duro scontro politico-familiare con la figlia Marine nonché costretto per tre giorni in ospedale a causa di un problema cardiaco - si tratta solo di un ennesimo attacco orchestrato dai media, che "rientra nell'offensiva generale lanciata contro di noi", ha detto a radio France Inter.

Poi il 'siluro' contro Mediapart.fr, un organo - ha tuonato Le Pen - di "para-polizia, incaricato di seminare turbativa nella classe politica". E ancora: "È cosi che si guadagnano la pagnotta: maneggiano lo scandalo con il 'si dice che...' Non ho altro da aggiungere".

Eppure, il giornale on-line che con le sue indiscrezioni spesso confermate ha dato del filo da torcere a tanti potenti, inducendoli a volte alle dimissioni, parla chiaro. Le Pen è stato titolare di "un conto nascosto alla banca HSBC, poi alla Compagnie bancaire helvétique (CBH), via un trust piazzato sotto alla responsabilità legale i un suo fidato collaboratore Gérald Gérin", scrive Mediapart.fr.

Assistente personale di Jean-Marie Le Pen nonché portaborse all'Europarlamento di Strasburgo, Gérin è anche tesoriere di due associazioni di finanziamento del Fn, Cotelec e Promelec. Nel 2008, sarebbe diventato "il titolare di un trust basato alle isole vergini britanniche, Balerton Marketing Limited", sostiene Mediapart, precisando che "2,2 milioni di euro sono stati depositati su questo conto, di cui 1,7 milioni sotto forma di lingotti e monete d'oro".

Il conto, gestito da Ginevra da un avvocato locale, è stato chiuso nella primavera del 2014 e i fondi trasferiti alle Bahamas su un conto CBH. Per il giornale di Edwy Plenel, tutti questi elementi sono stati trasmessi dalla TracFin, il servizio antievasione del ministero delle Finanze di Parigi, alla Procura di Nanterre, che oggi ha confermato di aver ricevuto ieri una segnalazione dalla TracFin.

Nell'aprile del 2013, Le Pen, noto per il suo gusto della provocazione e più volte condannato per le sue derive xenofobe e razziste, aveva ammesso l'esistenza di un conto svizzero all'UBS nel 1981. Da fine 2013, un'indagine giudiziaria cerca di fare chiarezza sui beni del fondatore del Fronte il cui valore è cresciuto di 1,1, milioni di euro tra il 2004 e il 2009.

Un'altra indagine riguarda invece i presunti finanziamenti occulti giunti nelle casse del partito dopo l'elezione alla presidenza della figlia Marine, nel congresso di Tours del 2011. Sospetti che sempre secondo Mediapart coinvolgerebbero anche la Russia di Vladimir Putin.

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SDA-ATS