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Francia: legge anti-jihad in parlamento

Vietare ai candidati jihadisti di lasciare la Francia confiscando loro i documenti. È la misura principale della legge anti-jihad la cui lettura all'Assemblea Nazionale è iniziata oggi, proprio mentre il fronte anti-Isis si organizzava nel vertice internazionale sull'Iraq, a Parigi.

Una legge "preventiva" che intende bloccare il flusso di cittadini francesi che partono per arruolarsi in Siria o in Iraq, e che potrebbero commettere attentati rientrando in Francia. Come è successo per Mehdi Nemmouche, il ventinovenne che, una volta tornato a casa dopo aver combattuto in Siria, ha compiuto l'attentato al Museo Ebraico a Bruxelles, facendo 4 vittime.

Sarebbero 930 i francesi o gli stranieri residenti in Francia già impegnati sul fronte, pronti a partire, in transito o che stanno rientrando, secondo i dati del ministro dell'Interno, Bernard Cazeneuve. Almeno 70 partenze sono state evitate da quando, la scorsa primavera, è stata lanciata in Francia una piattaforma su cui segnalare i casi sospetti.

La nuova legge prevede un "divieto amministrativo" di lasciare il Paese per sei mesi (rinnovabili), con la confisca della carta d'identità e del passaporto. Da applicare "non appena sussistano ragioni serie di credere" che la persona in questione "stia progettando spostamenti all'estero con l'obiettivo di partecipare ad attività terroristiche".

Se il candidato jihadista viola il divieto, sarà arrestato al suo rientro in Francia. Il testo prevede tra l'altro anche di bloccare i siti web che fanno l'apologia del terrorismo, se l'editore non ritira le pagine incriminate in 24 ore.

Il testo potrebbe essere votato sin da mercoledì. Ma su di esso mette in guardia oggi Le Monde: "È un progetto di legge pericoloso. Bisogna ancora una volta ridurre le libertà per lottare contro il terrorismo? Non è questa forse di per sé una piccola vittoria del terrorismo?", si chiede l'autorevole quotidiano nell'editoriale. Col timore che "rinforzando il suo arsenale di leggi dall'efficacia discutibile" la Francia finisca col seguire i passi "degli Usa, dove per isolare i terroristi si spia tutta la popolazione".

Ai dubbi di Le Monde, si aggiunge anche l'opposizione di alcune associazioni come Reporter senza Frontiere, che denuncia un "attacco alle libertà pubbliche". Da parte sua l'ecologista François de Rugy ha espresso il timore che nasca la categoria del "presunto terrorista".

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