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Una militante pro eutanasia francese, membro dirigente dell'Association pour le Droit de Mourir dans la Dignité (ADMD) è stata costretta "all'esilio in Svizzera per poter morire in dignità". La donna era colpita da un grave tumore in fase terminale, indica oggi la stessa ADMD in una nota.

In una missiva postuma, la donna spiega le ragioni del suo esilio e si rammarica del fatto che il presidente francese François Hollande non "abbia ancora mantenuto la sua promessa" fatta in campagna elettorale in merito "all'assistenza medica alle persone intenzionate a concludere la loro vita con dignità".

Colpita da un grave tumore, le cui cure sarebbero state dolorose e invalidanti, la donna ha deciso di compiere un'altra scelta: quella dell'eutanasia. "Sono entrata in contatto con un'associazione elvetica" per portare avanti questa decisione. "Ciò richiede tuttavia parecchio denaro: le cure, il viaggio, l'alloggio in Svizzera (...). Avrei davvero preferito poter godere di tutto ciò in Francia e non dover ricorrere all'esilio", conclude la donna.

Il presidente dell'ADMD Jean-Luc Romero sottolinea come "volendo rendere pubbliche le condizioni del suo decesso mediante suicidio assistito in Svizzera", la donna ha "unito la sua lotta individuale in favore dell'eutanasia a quella collettiva".

In Francia la legge Leonetti, adottata nel 2005, delinea le condizioni qualificate come "fin di vita" e vieta l'accanimento terapeutico, in particolare per le persone colpite da malattie gravi o incurabili. La legge non consente tuttavia né l'eutanasia né il suicidio assistito.

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SDA-ATS