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Francia: prof decapitato, l'ombra jihad sulla scuola

Raccoglimento e commozione, la Francia sotto shock KEYSTONE/AP/Michel Euler sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 17 ottobre 2020 - 19:56
(Keystone-ATS)

Dal 5 ottobre, la vita di Samuel Paty, dopo quella lezione in classe sulla libertà d'espressione e le due caricature di Maometto mostrate ai suoi alunni, non era più la stessa.

Contro il professore le proteste di genitori musulmani che ne chiedevano l'allontanamento, la gogna dei social, le aperte minacce, le denunce.

Dopo l'atroce epilogo di ieri, con la sua decapitazione, la Francia è sotto shock, anche perché in molti sapevano che Paty era in pericolo. Dalle prime indagini e dai 9 fermi, emerge che il cerchio che si stringeva attorno al professore aveva il carattere dell'integralismo islamico.

Addirittura la jihad e l'Isis potrebbero aver avuto un loro ruolo nella vicenda, se il procuratore antiterrorismo, nella breve conferenza stampa di oggi, ha messo in evidenza che una zia di Abdoullakh Abuyezidvich Anzorov, il killer diciottenne ceceno, aveva giurato fedeltà allo stato islamico.

La donna, sorellastra del padre dell'omicida - anche lui tra i fermati - è finita in Siria e sul suo capo pende sempre un mandato di cattura. Ma gravi sospetti si addensano anche sul padre della ragazza che è stato il capo cordata della protesta contro il professore, pubblicando il video del racconto della studentessa su Youtube e andando a protestare con la preside.

Davanti alla dirigente scolastica, sempre rimasta fermamente al fianco del suo insegnante, l'uomo si presentò a chiedere l'allontanamento del docente accompagnato da un estraneo, Abdelhakim Sefrioui. Fonti dell'inchiesta chiariscono oggi che si tratta di un noto islamista, un militante molto attivo in Francia, anche lui posto in stato di fermo.

Da fonti ben informate vicine all'inchiesta, è emerso che gli uomini che lavoravano localmente per i servizi si erano allertati ed avrebbero persino inviato una nota agli 007 parigini, rimasta lettera morta, così come la denuncia presentata dalla vittima pochi giorni prima di morire. "Lo hanno lasciato solo", dicevano oggi molti davanti alla scuola, in un'improvvisata manifestazione di protesta.

Dal mosaico ricostruito dagli inquirenti, si risale al tragico pomeriggio di venerdì, con Abdoullakh che si aggira attorno alla scuola chiedendo informazioni agli studenti sul professor Paty, vuole che glielo indichino. Sullo smartphone del giovane killer, in quel momento, era già stato scritto il messaggio di rivendicazione.

La foto del corpo senza vita, decapitato, sarà aggiunta più tardi, dopo la bestiale aggressione e la breve fuga. Il ragazzo, raggiunto da una pattuglia della polizia, non si è fermato all'alt ed ha anche sparato contro gli agenti con una pistola prima di essere "neutralizzato".

Aveva ottenuto soltanto lo scorso marzo una carta di soggiorno valevole per 10 anni, la sua famiglia - che si era vista respingere la richiesta di accoglienza - aveva poi avuto i documenti grazie a una sentenza del tribunale dell'asilo. Non era schedato come integralista, a suo carico soltanto piccoli reati come danneggiamenti e qualche rissa quando era ancora minorenne.

Sembra che la catena di commenti sempre più violenti che affollavano il web dopo la pubblicazione della ricostruzione della lezione del professore, lo avessero impressionato. A cominciare da quell'invito a "dire stop" del padre della ragazza che chiedeva l'allontanamento di Paty.

Il professore, al quale la Francia dedicherà un omaggio nazionale mercoledì prossimo, era amatissimo dai suoi allievi. Uno di loro, Martial, lo descrive come qualcuno che era "completamente immerso" nella sua missione, "voleva davvero insegnarci qualcosa. Con lui - racconta - facevamo dibattiti, si parlava". Fino a quel 5 ottobre in cui ha mostrato le due caricature di Maometto offrendo prima agli studenti musulmani la possibilità di non assistere a quel momento in classe se lo preferivano.

Charlie Hebdo, contro "l'orrore" della decapitazione del prof ha chiamato tutti in piazza a Parigi per una manifestazione. In prima fila gli insegnanti: "è il cuore del nostro lavoro che è stato colpito", ha detto oggi Sophie Venetitay, del sindacato dei professori.

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