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Yassin Salhi, l'uomo fermato dopo l'attacco all'azienda di gas di Saint-Quentin-Fallaviern, nell'Isère, ha confessato l'omicidio del suo datore di lavoro, decapitato.

Lo riferisce una fonte vicina alle indagini, aggiungendo che il 35enne di origini marocchine ha anche fornito "dettagli" sull'omicidio.

L'uomo arrestato, che ha 35 anni e inizialmente non collaborava con gli inquirenti, ha cominciato - secondo i media francesi - a collaborare con gli agenti dopo due giornate di intensi interrogatori.

Il quotidiano Le Parisien scrive che ha ammesso di aver decapitato il suo datore di lavoro e di averlo fatto in un parcheggio situato sul tragitto tra la loro azienda e l'impianto Air Products, teatro dei fatti. Gli agenti francesi hanno già ispezionato il posteggio in cerca di elementi.

Motivazioni confuse

Meno chiari invece, sempre secondo Le Parisien, la motivazioni del gesto: Salhi si sarebbe mostrato "confuso". "Ha parlato in particolare di difficoltà personali, sia riguardo il lavoro sia riguardo la sua vita familiare, difficoltà che potrebbero averlo spinto al gesto", ha riferito una fonte vicina all'inchiesta, che però ha aggiunto che "tutto resta ancora da chiarire".

Secondo l'emittente BFMTV, Salhi ha confessato anche di aver avuto una violenta lite con la moglie alla vigilia dell'attentato. La donna e la sorella del terrorista, poste in stato di fermo nei locali della polizia di Lione, sono state rilasciate oggi.

Macabro selfie inviato in Siria

Un macabro selfie scattato da Salhi con la testa mozzata del suo datore di lavoro è stato inviato in Siria, hanno rivelato fonti vicine all'inchiesta.

Il destinatario del messaggio sarebbe una conoscenza di Yassin Salhi, in Siria da almeno un anno. I due uomini si sarebbero conosciuti nel 2006 nella moschea di Pontarlier, cittadina a pochi chilometri dal confine con la Svizzera.

Il selfie è stato inviato dal cellulare di Salhi verso un numero canadese, ma gli inquirenti hanno stabilito che in realtà il destinatario si trova nelle aree jihadste iracheno-siriane.

Casa perquisita

Nel pomeriggio Yassin Sali è stato portato dalla polizia nel suo appartamento, a Saint Priest, nella banlieue lionese, dove la casa è stata passata al setaccio.

Le autorità musulmane della regione Rhone Alpes hanno nel frattempo chiesto un'adunanza silenziosa per "esprimere la loro condanna dell'ideologia della paura"; la manifestazione è stata convocata per le 18:00 di fronte alla moschea di Villefontaine.

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SDA-ATS