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Un anno fa la soppressione della soglia minima di cambio franco-euro colse di sorpresa le Camere federali. Il tema è poi stato ripreso in quasi tutti i dibattiti importanti del 2015 e sono stati fatti alcun passi per sostenere l'economia.

Ma il rafforzamento del franco ha avuto anche effetti insperati.

Taluni parlamentari non hanno infatti esitato a servirsene come munizione per combattere progetti indesiderati. Con l'appoggio delle associazioni economiche, UDC e PLR hanno per esempio chiesto di bloccare la strategia energetica, che prevede l'uscita dal nucleare, o la nuova legislazione sul marchio svizzero.

Democratici di centro e liberali-radicali hanno sostenuto che, a causa dello choc monetario, l'economia non avrebbe potuto sopportare regolamentazioni e costi supplementari. Il centro-sinistra ha replicato che la svolta energetica avrebbe creato posti di lavoro. Il franco forte ha tuttavia spinto i parlamentari a non più sostenere un controprogetto all'iniziativa dei Verdi volta a ridurre l'impatto dei consumi sull'ambiente in Svizzera.

Il Parlamento ha preferito stanziare più fondi per la promozione economica. Ha portato a 388 milioni il credito per il periodo 2016-2019, 14 milioni in più rispetto alla proposta del Consiglio federale. Il turismo, particolarmente toccato dalla crisi del franco, è stato il maggiore beneficiario di questo aumento.

Alleanza borghese effimera

A fine marzo, PPD, PLR e UDC hanno sorpreso un po' tutti annunciando un'alleanza per difendere 13 misure destinate a sostenere la piazza economica di fronte al rafforzamento del franco. Tra i provvedimenti proposti figurava la priorità alla manodopera indigena, il congelamento delle spese pubbliche e lo stop a nuove imposte per almeno cinque anni. L'intesa borghese non ha però tenuto a lungo, salvo il suo discorso in favore di una minore regolamentazione.

Il centro-destra aveva già indicato i suoi obiettivi in marzo, durante il primo dibattito urgente al Nazionale. La sinistra aveva invano reclamato il ritorno alla soglia minima franco-euro e criticato la decisione della Banca nazionale svizzera (BNS). I socialisti avevano persino chiesto un cambiamento ai vertici dell'istituto di emissione.

La discussione non era invece sfociata in alcuna misura concreta. Il Consiglio federale ha sempre difeso l'indipendenza della BNS e si è opposto alla creazione di un programma congiunturale. Fondandosi su un approccio liberale, il governo si è limitato ad adottare provvedimenti puntuali quali l'introduzione del lavoro ridotto. Neppure l'idea di rafforzare la protezione dei lavoratori contro il dumping salariale ha convinto l'esecutivo.

Alleggerire la burocrazia

In settembre, il campo borghese è riuscito a far approvare diverse mozioni per alleggerire l'onere amministrativo delle imprese nell'ambito di un nuovo dibattito urgente sul franco forte. Il Nazionale ha voluto esonerare le piccole imprese dall'obbligo di collaborare alle inchieste statistiche e ottenere un'analisi sull'impatto della deregolamentazione. Il Consiglio degli Stati deve ancora pronunciarsi, ma la sua commissione propone di bocciare tali proposte.

Anche il Consiglio federale si è detto contrario. Il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann ha ricordato che il governo lotta già contro la burocrazia e che la maggior parte delle 31 misure presentate nel 2013 sono state o stanno per essere realizzate. Le Camere hanno però approvato una mozione che chiede all'esecutivo di accelerare i tempi di realizzazione.

Cura d'austerità

Il Consiglio federale vuole inoltre continuare a migliorare le condizioni quadro a lungo termine dell'economia. Punta in particolare alla riforma III della fiscalità delle imprese, attualmente al vaglio del Parlamento.

Ma la sinistra potrebbe lanciare un referendum se la maggioranza borghese imponesse troppi sgravi fiscali alle aziende, visto che parallelamente il governo ha previsto una cura d'austerità giustificandola con il franco forte.

Stando al programma di risparmi posto in consultazione in novembre dal Consiglio federale, le spese pubbliche dovranno essere ridotte di un miliardo di franchi per il periodo 2017-2019. Il Parlamento è quindi lungi dall'aver finito di dibattere sulle conseguenze della decisione della BNS del 15 gennaio 2015.

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SDA-ATS