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Le piccole e medie imprese (PMI) orientate all'estero sono diventate ancora più pessimiste.

Stando a un sondaggio trimestrale reso noto oggi solo il 26% delle aziende prevede di aumentare le esportazioni nei prossimi tre mesi, contro il 29% registrato nel rilevamento precedente e il 49% osservato prima dell'abolizione della soglia minima di cambio franco/euro.

Il 43% si aspetta una stagnazione (valore invariato rispetto al trimestre precedente) mentre il 31% teme un arretramento (erano 28%). L'indice delle prospettive di export delle PMI di Switzerland Global Enterprise (S-GE, già Osec) è sceso in tre mesi da 46,6 a 43,3 punti, informa un comunicato della stessa S-GE e di Credit Suisse. Si tratta del valore più basso dall'inizio di questo tipo di rilevamento, nel 2010.

Prima del "Francogeddon" l'indice - calcolato sulla base dell'ottimismo rispetto ai tre mesi successivi e all'effettivo export del trimestre precedente - era attestato a 65,4. La scala è da 0 a 100, con 50 a determinare la soglia di crescita.

Le differenze settoriali riguardo alle prospettive future sono importanti. Stando all'indagine - che tiene conto delle risposte di oltre 200 PMI - si aspetta un maggiore volume d'export solo l'industria dei beni di consumo (+6,7% del giro d'affari). Gli altri sette comparti in cui sono divise le imprese sono pronti a far fronte a un calo, che va dallo 0,6% dei servizi al 14,2% del segmento chimico/farmaceutico.

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SDA-ATS