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Il numero dei frontalieri, in Svizzera come in Ticino, frena nell'ultimo trimestre ma aumenta ancora nel confronto annuo: alla fine del 2014 erano attivi 287'146 lavoratori con domicilio all'estero, il 3,1% in più di dodici mesi prima.

Una progressione quasi perfettamente identica (+3,0%) si registra anche in Ticino, che vede i permessi G salire a 61'593.

In base alle cifre pubblicate oggi dall'Ufficio federale di statistica (UST) si osserva peraltro un calo negli ultimi tre mesi dell'anno in rapporto al terzo trimestre, dello 0,5% a livello nazionale e dell'1,4% a sud delle Alpi.

Tornando al paragone annuale la crescita è risultata inferiore a quella del 2013 (+3,8%) e rappresenta anche il valore più basso dal 2009. Sull'arco di questo lustro l'incremento è comunque importante, pari al 29,6%. In Ticino la percentuale è maggiore, pari a +34,8%: nel 2009 i frontalieri erano infatti ancora solo 45'682. Nel 2013 erano aumentati del 5,8%.

Ancora più notevole risulta comunque il confronto con il 2002, anno in cui (il primo giugno) è entrata in vigore la libera circolazione con l'Ue. Quell'anno i frontalieri "svizzeri" erano 163'330, quelli "ticinesi" 32'560: da allora l'espansione è stata del 76% a livello nazionale e dell'89% a sud delle Alpi.

Se in passato italiani e tedeschi erano quasi alla pari nei permessi G, ora i lavoratori della Penisola sono chiaramente di più. Circa la metà dei frontalieri attivi nella Confederazione è domiciliata in Francia (52,4%), un quarto (23,7%) in Italia e un quinto (20,4%) in Germania.

A livello di grandi regioni la zona del Lemano è quella che attira maggiormente lavoratori da oltre confine, in termini assoluti: sono infatti 99'900, contro i 67'200 della Svizzera nord occidentale. Il quadro cambia però notevolmente se si prendono in considerazione le quote rispetto al numero degli occupati. Infatti, nella regione del Lemano (10,7%) e in quella della Svizzera nordoccidentale (9,7%) si conta un frontaliere ogni 10 occupati, mente in Ticino a passare attraverso un valico di confine è un lavoratore su quattro (26,2%).

Importanti sono anche le evoluzioni in atto all'interno delle singole professioni. Nell'arco di cinque anni i maggiori aumenti di non residenti sono stati ravvisati nei segmento "impiegati d'ufficio e di commercio" (+72,6%), "lavoratori non qualificati" (+45,4%) e "dirigenti" (+37,3%) . Le prime due funzioni mostrano tassi di crescita ampiamente superiore alla media della progressione degli occupati, che è stata del 9,9%.

I frontalieri (18,3%) svolgono più frequentemente attività non qualificate rispetto agli altri (3,8%) e rimangono notevolmente sottorappresentati nelle professioni che richiedono un titolo accademico (11,7% a fronte di 25,1%). La gran parte dei frontalieri (61,9%) lavorava nel settore terziario, il 37,4% nel secondario e solo lo 0,7% nel settore primario.

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SDA-ATS